UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BOLOGNA

FACOLTÀ DI CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI

Corso di laurea in CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI

Il castello di Roccella: analisi archeologica di un sito fortificato medievale

 

Tesi di laurea in Archeologia Medievale

 Relatore 

Prof. Andrea Augenti

Presentata da

Andrea Fiorini

 

 

I sessione

Anno Accademico 2001 - 2002

 

 

 

 

 

Indice

 

 

 

 

1.

1.1

1.2

1.3

1.3.1

1.3.2

1.3.3

 

2.

2.1

2.2

3.

3.1

3.2

3.3

3.4

3.5

3.6

3.7

 

4.

4.1

4.2

4.3

4.4

4.5

4.6

4.7

 

5.

5.1

5.1.1

5.1.2

5.1.3

5.1.4

5.1.5

5.1.6

5.1.7

5.2

5.2.1

5.2.2

5.2.3

5.3

5.3.1

5.3.2

5.4

 

6.

6.1

6.2

6.3

6.4

 

Indice

Premessa

Introduzione

Contesto territoriale

Profilo morfologico

Profilo geologico

Profilo storico: inquadramento generale

Periodo normanno

Occupazione sveva

Epoca angioina e occupazione catalano-aragonese

Figure del capitolo 1

Il castello di Roccella: la storia documentata

Introduzione

Regesto storico del castello di Roccella

Il rilievo geometrico

Il progetto operativo

Il rilievo fotografico

Il rilievo architettonico

I fotopiani

Il modello tridimensionale della torre

Il rilievo satellitare (GPS)

L’attrezzatura impiegata

Figure del capitolo 3

Analisi delle tecniche murarie

Il metodo stratigrafico applicato all’analisi delle murature

L’attività sul campo

La scheda dei campioni murari

Il campione murario 2m1cdrP1

Il campione murario 2m1cdrA1

Il campione murario 2m1cdrP2

Il campione murario 2m1cdrA2

Figure del capitolo 4

La periodizzazione delle azioni costruttive

Fase 1 (Periodo 1)

L’articolazione planimetrica

Lo sviluppo in elevato

La cornice marcapiano

Le aperture

I beccatelli

Le tecniche murarie

La collocazione cronologica proposta

Fase 1 (Periodo 2)

La scarpatura

Il parapetto merlato a filo di parete

La collocazione cronologica proposta

Fase 1 (Periodo 3)

Il tamponamento delle arciere e i nuovi ingressi

La collocazione cronologica proposta

Fase 1, 2, 3, 4 (Periodo 4)

Figure del capitolo 5

La sintesi storico-archeologica

Il castello feudale costiero

La torre d’avvistamento

L’edificio rurale in progressivo stato di degrado

Il rudere

Bibliografia consultata

1

4

5

6

6

7

7

8

10

11

14

17

17

18

22

22

23

24

27

28

29

30

31

44

44

45

46

47

48

49

50

52

61

61

61

62

62

63

66

67

67

69

69

70

70

71

71

71

72

73

87

87

88

89

89

90

     

 

 

Premessa

 

Qualsiasi intervento intrapreso nell’ambito dei beni culturali è sempre mirato alla salvaguardia ed alla conservazione dei manufatti, testimonianze di epoche storiche e di vicende umane. Il tempo, con la sua azione costante, carica le opere di un bagaglio di informazioni preziosissime, ma contemporaneamente produce su di esse un logorio ed un degrado, che se non sono opportunamente arrestati, portano alla loro inevitabile distruzione.

Il castello di Roccella ubicato in provincia di Palermo, sulla costa settentrionale della regione Sicilia, all’interno del territorio comunale di Campofelice di Roccella si trova oggi in stato di totale abbandono e di degrado.

Alla luce delle considerazioni richiamate, appare quindi evidente fornire con la presente tesi un contributo conoscitivo sul monumento finalizzato alla sua valorizzazione e conservazione. In particolare l’indagine archeologica mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

1.      1.      chiarire il periodo di edificazione del castello;

2.      2.      produrre una documentazione dello stato di fatto fruibile a chiunque voglia intraprendere un progetto di conservazione (il restauratore, lo strutturista, lo storico, il tecnologo e tutti gli altri specialisti).

 

Introduzione

 

 

Gli strumenti adottati per il conseguimento degli obiettivi preposti sono i seguenti:

1.      1.      una sistematica esplorazione bibliografica sulla storia del castello e gli studi condotti fino ad oggi sul monumento

2.      2.      una ricognizione presso i siti fortificati prossimi al castello per il confronto delle tipologie murarie campionante

3.      3.      una campagna di rilievo e analisi stratigrafica delle murature del monumento

La tesi è composta da sei capitoli.

L’obiettivo del primo capitolo è quello di delineare il contesto territoriale e storico in cui si inserisce il castello.

Il secondo capitolo è dedicato alle informazioni utili per l’allestimento del regesto storico del castello.

Nel terzo capitolo si affrontano le specifiche problematiche inerenti all’organizzazione del lavoro sul campo con particolare riferimento alla fase di acquisizione del dato. Segue la descrizione delle attività di rilievo fotografico, topografico e satellitare.

Il quarto capitolo è dedicato all’analisi delle tecniche murarie e alla lettura stratigrafica dell’elevato.

Il quinto capitolo descrive le unità stratigrafiche murarie e i criteri seguiti per datare le fasi costruttive individuate. 

Nel sesto e ultimo capitolo si ripercorre il cammino evolutivo del castello alla luce dei risultati conseguiti.

L’autore ringrazia le persone coinvolte nelle attività di ricerca archeologica ed in particolare: Maurizio Cattani, Ferdinando Maurici, Rita Russo, Bernardo Rondelli, Leonardo Abelli, Simone Mantellini, Agostina Audino.

 

 

Capitolo 1

Contesto territoriale

1.1      Profilo morfologico

Il castello di Roccella si trova in provincia di Palermo, sulla costa settentrionale della regione Sicilia, all’interno del territorio comunale di Campofelice di Roccella. La sua posizione geografica è apprezzabile nel foglio n° 250 della Carta d’Italia in scala 1:100.000, in particolare nella tavoletta Collesano II SE (fig. 1).

Il territorio comunale ha una estensione di circa 1.400 ha (ettari). Il mar Tirreno ne delimita il confine settentrionale mentre i comuni di Lascari, Collesano e Termini Imerese si trovano rispettivamente a est, sud e ovest. Il territorio è caratterizzato da un tratto di spiaggia che si estende per circa 11 km (chilometri) da Capo Plaia[1][1] sino alla foce del fiume Imera Settentrionale. Il tratto di fronte costiero è interrotto a metà da uno sperone roccioso sul quale poggia il castello.

Fra il mare e l’entroterra si articola poi una vasta pianura, la Piana di Roccella, attraversata dal torrente omonimo. Il torrente nasce dalle Madonie (M. Cucullo = m. 1416) nel territorio comunale di Collesano e sbocca in mare ad ovest del castello. La valle scavata dal torrente, trasversale rispetto al fronte costiero, consente l’accesso alle terre interne interrompendo la sequenza dei primi rilievi collinari paralleli alla costa e prossimi al sistema montuoso delle Madonie.

Il territorio presenta una variazione altimetrica che oscilla indicativamente fra 0 e 100 m (metri) sul livello del mare. Rispetto al castello, l’attuale centro urbano di Roccella si trova sopra un rilievo montuoso ad una distanza di circa 700 m (metri) in direzione sud.

1.2      Profilo geologico

Il territorio comunale presenta una rilevante variabilità litostratigrafica.[2][2] L’affioramento di spiagge caratterizza la fascia costiera. In prossimità del torrente Roccella si estendono piccoli depositi alluvionali terrazzati mentre tutta la Piana di Roccella sino ad una quota di 150 m (metri) è interessata da terrazzi fluvio-marini. Il substrato su cui poggia il materasso alluvionale è composto da calcari marnosi e marne (Trubi), argille varicolori a struttura scagliettata, argille gessose e gesso microcristallino.

A nord del centro urbano affiorano marne e calcari marnosi bianchi a globigerine (Trubi), con intercalazioni di calcareniti risedimentate. A sud si rileva la presenza di biolititi a coralli di colore bianco crema e arenarie poco cementate, alternate ad arenarie tufitiche grigio nerastre, argille marnose, marne e calcari grigi (Tufiti di Tusa).

Nella zona costiera è presente una falda acquifera il cui livello dal p.c. (piano di calpestio) varia da - 3,00 a - 10,00 m (metri). L’esistenza di molti pozzi caratterizza pertanto tutta la Piana di Roccella mentre in prossimità della costa il loro numero diminuisce in quanto la falda viene contaminata da acqua salata.

1.3      Profilo storico: inquadramento generale

Il territorio di Roccella è compreso nell’arco costiero controllato, nel periodo antico, dalla vicina colonia greca di Himera. L’area influenzata dalla città, sotto il profilo politico-commerciale, è infatti delimitata a Ovest dall’abitato di Θέρμα (Termini Imerese) e a Est dal promontorio di Cefalù. (Schmiedt, 1970: 33-39).

I primi chiari riferimenti al territorio di Roccella e al suo castello sembrano comparire nelle cronache musulmane. Il 14 giugno 827 l’armata araba, guidata da Ased-Benforat[3][3], sbarca a Mazara (Amari, 1880: 162), risale la vallata del Belice e fronteggia l’esercito bizantino (Maurici, 1992b: 209). Il processo sistematico di conquista dell’isola inizia con l’occupazione delle città costiere e si conclude solo nel 965 con la caduta di Rometta, ultima roccaforte dei Bizantini.

Dopo la caduta di Palermo e Agrigento i nuovi invasori si organizzano per neutralizzare la città di Castrogiovanni, centro di comando del potere bizantino. L’assedio si protrae per tre mesi paralizzando l’intero sistema amministrativo e politico (Lo Cascio, 1996-97: 3). Prima della caduta di Castrogiovanni (859) si arrendono diverse fortezze. In particolare le cronache musulmane segnalano l’attacco a un castello indicato col toponimo Qasr al-Ğadīd, traduzione del latino Castrum novum, o con la variante Qasr al-Hadīd, cioè il “Castello di Ferro” (Maurici, 1992b: 212). Gli specialisti di storia medievale sono in disaccordo sull’identificazione di questo castello. Michele Amari, ritenendo più corretta la variante Qasr al-Hadīd, è sicuro di identificarlo con la fortezza di Gagliano (Amari, 1933: 226). L’attuale castello di Castronuovo sarebbe invece una ipotesi più che plausibile per coloro che considerano indizio assolutamente da non trascurare la totale corrispondenza di significato fra l’arabo Qasr al-Ğadīd e il latino Castrum novum (Maurici, 1992a: 209). Infine altri studiosi, come Henri Bresc, identificano il Qasr con il castello di Roccella (Bresc, 1984: 74) poco distante dalla città di Cefalù che gli arabi conquistano nello stesso anno (858).

1.3.1   Periodo normanno

La frequentazione normanna del territorio siciliano si protrae per circa un secolo. Allontanate le dinastie arabe dall’isola, la famiglia reale degli Altavilla suddivide il territorio siciliano in tante piccole signorie allo scopo di evitare il formarsi di un potente e pericoloso sistema feudale. Il territorio di Roccella, assieme a quello di Collesano, viene occupato nel 1063 e annesso alla baronia di Geraci, sotto il controllo della contessa Adelasia Adernò, nipote di Ruggero II (Cipolla, 1902: 32).

Sul popolamento del territorio di Roccella i documenti redatti durante i primi anni del XII secolo testimoniano l’esistenza di vigne, un mulino, due chiese (quella di S. Cosma e di S. Giovanni), un castello e un casale con 11 villani[4][4]. Ma una descrizione dettagliata del sito è presente nell’opera letteraria del geografo di corte al-Idrisi. Nel testo si afferma che

“a dodici miglia dalla detta fortezza [Brucato] è Sahrat hadid [“la rupe di ferro”], picciol casale con un forte in cima della rupe, la quale si avanza, scoscesa d’ogni banda, sulla spiaggia del mare. Dalla parte di terra le si estende una spianata di terra e de’ buoni poderi e delle fertili terre da seminare. Ad una giornata leggiadra da Sahrat al hadid giace, sulla spiaggia del mare, Cefalù” (Maurici, 1994: 49).

Il sito descritto verso la fine del periodo normanno da al-Idrisi sembra corrispondere ai modelli insediamentali già delineati per questo contesto storico-territoriale. Le caratteristiche ricorrenti di molti centri abitati sono per l’appunto l’assenza di mura, la struttura accentrata, un numero ridotto di abitanti - perlopiù greci o arabi - la dipendenza da un centro amministrativo esterno e l’unità di produzione idonea per il sostentamento di un cavaliere (Bresc, 1986: 12-13).

La frequentazione musulmana dell’isola causa la progressiva scomparsa della religione cristiana in favore di quella islamica e del rito greco. Su questa condizione di fatto i Normanni impostano la loro strategia politica di controllo territoriale: la conversione religiosa delle masse e il relativo processo di acculturazione diventano lo strumento fondamentale per il consolidamento del loro potere sull’isola. Re Ruggero I assegna pertanto una serie di vaste signorie alla chiesa che, oltre al controllo della popolazione, assume il ruolo di struttura produttiva portando al progressivo ripopolamento e sfruttamento delle terre (Maurici, 1992a: 104).

La storia del territorio di Roccella è fortemente connessa al rinnovato potere della chiesa latina. Nel 1135 Ruggero II concede al vescovato di Cefalù, fondato nel 1132, la gestione della chiesa di S. Giovanni presso Roccella, comprese tutte le pertinenze e i villani, originariamente di competenza della chiesa calabrese di S. Maria di Mileto. Il fatto può essere interpretato come la volontà di offrire alla neonata diocesi una ulteriore fonte di sostentamento economico.

L’amministrazione e lo sfruttamento del territorio di Roccella sembra quindi gestito inizialmente dal potere baronale (chiesa e mulini) e poi in parte ceduto alla diocesi di Cefalù (castello e territorio).

1.3.2   Occupazione sveva

Nel 1182 Guglielmo II muore e il periodo di occupazione normanna si può considerare finito. In seguito al matrimonio con Costanza d’Altavilla, erede al trono di Sicilia e di Puglia, la gestione del regno passa ora all’imperatore di Germania Enrico VI della nobile famiglia Hohenstaufen. L’assetto politico dell’isola viene riorganizzato nell’intento di costituire un gruppo di feudatari fedeli alla nuova autorità politica (Noto, 1980: 90).

Fra gli uomini di fiducia che appoggiano la successione di Enrico VI c’è Paolo Cicala originario del sud d’Italia. Paolo si reca in Sicilia per occupare la contea di Alife, ricevuta dall’imperatore in cambio dei suoi servigi (Mazzarese Fardella, 1974: 27), e nel 1202 la neonata contea di Collesano. Il territorio di Roccella, che faceva parte di questa contea, viene ceduto nel 1205 al fratello Giovanni, sceso alcuni anni prima e vescovo di Cefalù dal 1194. Questa transizione è forse da interpretare come un gesto di riconoscenza che Paolo compie verso Giovanni il quale lo avrebbe agevolato nella sua nomina di conte (Mazzarese Fardella, 1974: 28).

Il documento è importante perché descrive i confini amministrativi del territorio di Roccella, segnati dai fiumi Siniscalco (l’attuale Imera Settentrionale) e Gratteri (individuato nel torrente Piletto) e dall’antica strada regia che portava a Palermo (Bresc - D’Angelo, 1972: 5-6).

Nel 1216 un documento attesta una seconda donazione del territorio di Roccella ad opera dello stesso Paolo ma questa volta in favore del monastero di S. Maria di Montevergine. Secondo le fonti Paolo Cicala donerebbe quindi per due volte di seguito, nel 1205 e nel 1216, il territorio di Roccella.  In merito a questo fatto sono disponibili diversi studi[5][5].

Dopo la morte di Federico II, avvenuta nel 1250, il territorio di Roccella entra negli interessi della potente famiglia Ventimiglia (fig. 2). Immigrata in Sicilia verso la metà del XIII secolo e proveniente dalla Liguria stringono immediatamente rapporti di parentela con gli aristocratici siciliani e con la famiglia imperiale sveva.

L’inserimento dei Ventimiglia nella politica sveva avviene nella contea di Geraci, vacante di eredi maschi, per mezzo del matrimonio fra Enrico, figlio di Giovanni Ventimiglia, e Isabella IX, discendente normanna (Mogavero Fina, 1973: 3-31). Inizia così l’espansione feudale dei Ventimiglia di Sicilia.

La debolezza dello stato sotto Manfredi permette poi alle famiglie aristocratiche di ampliare i possedimenti e assumere posizioni sempre più indipendenti (Bresc, 1985: 63-64). I nuovi regnanti distribuiscono infatti terre e onorificenze per ingraziarsi i potenti baroni. Enrico Ventimiglia, fedele alleato della casata sveva, viene beneficiato delle Petralie e successivamente del territorio di Gangi, Gratteri ed Isnello (Mogavero Fina, 1980: 16-18).

1.3.3   Epoca angioina e occupazione catalano-aragonese

Carlo D’Angiò, appartenente alla famiglia imperiale francese e nuovo pretendente alla Corona di Sicilia, elimina tutti gli esponenti della casata sveva dichiarando guerra ai Ventimiglia. Nel 1269 Enrico Ventimiglia viene pertanto spogliato di tutti suoi beni e costretto a riparare presso il Regno di Aragona al cospetto di Costanza, figlia di Manfredi e sposa di Pietro d’Aragona (Mogavero Fina, 1980: 20-22). Pietro d’Aragona ritenendosi il legittimo aspirante al trono di Sicilia giunge sull’isola il 3 giugno 1282 per cercare il conflitto con gli Angioini.

È in questo periodo che la famiglia Ventimiglia riprende l’effettivo controllo del territorio madonita. Dopo la morte di Enrico Ventimiglia, il figlio Alduino viene infatti eletto Conte di Geraci e d’Ischia (Mogavero Fina, 1980: 24). Ma è con Francesco I, figlio di Alduino e nipote di Enrico, che il potere della famiglia si accresce notevolmente. Il Conte di Collesano (1305) e Geraci (1308), appoggiato dalla Corona, avvia una politica di espansione ai danni delle altre famiglie aristocratiche e soprattutto delle comunità ecclesiastiche. Fulminea ed inevitabile è la congiura organizzata ai danni dei Ventimiglia: i componenti principali vengono arrestati e i loro beni confiscati.

Gli Angioini e la potente famiglia pianifica allora un ribaltamento politico e nel 1338 sbarcano presso la Roccella, proseguendo poi verso Collesano e Gratteri, per riappropriarsi dei territori usurpati (Corrao, 1986: 58).    

L’importante ruolo che il territorio di Roccella ricopre in questo periodo è sottolineato da una serie di avvenimenti. Nel 1336 Francesco I decide di firmarsi in un documento come “Conte di Roccella”, segno questo di un particolare interesse per quel luogo. Nel 1371 è ricordata poi l’esistenza di un caricatore granaio utilizzato dai Ventimiglia per esportare direttamente la merce senza passare dagli onerosi porti regi. Per lo stesso motivo nel 1394 Antonio, Conte di Collesano, chiede di poter concentrare a Roccella l’esportazione di frumento dei suoi feudi.

In questo periodo la Roccella viene dunque ad assumere il ruolo di importante centro di raccolta e distribuzione del frumento proveniente dall’entroterra, dalla valle di Collesano fino all’approdo a mare. Il porto attrezzato, fornito di cantieri per la costruzione di galere (Mogavero Fina, 1980: 28), presenta poi il vantaggio di non essere soggetto al controllo regio.

Per comprendere il potere che questa famiglia esercitava in Sicilia basta sottolineare il fatto che il territorio di Roccella passa legalmente ai Ventimiglia solo il 27 dicembre del 1385 previo documento di cessione da parte del vescovo di Cefalù (Maurici, 1994: 50-51). In tale occasione Francesco II dichiara di aver ricostruito il castello (Mazzarese Fardella, 1983: 113 doc. 33) e questo dimostra la necessità di sfruttare un prezioso territorio pur non avendone i diritti. Il sito basso medievale di Roccella presenta una fertile pianura caratterizzata da un esteso vigneto, piante di mirto e un mulino in uso dal XII secolo sino all’età moderna (Corrao, 1986: 60).

Quando salgono al potere i due Martini (1390) i rapporti fra la casata aragonese e i Ventimiglia si incrinano. La politica dei nuovi governatori è molto semplice, chi non accetta la nuova autorità viene privato di tutti i beni e diritti. Nel 1408 Antonio Ventimiglia, secondogenito di Francesco II, viene imprigionato nel castello di Malta proprio a causa della sua incerta fedeltà politica. Alla sua morte i possedimenti vengono ereditati dal cavaliere valenciano Gilaber Centelles sposato con Costanza figlia di Antonio. L’importanza del territorio di Roccella è ancora una volta dimostrabile dalla condotta politica di Centelles. Infrangendo gli accordi presi con la Corte, organizza un complotto contro i Ventimiglia per appropriarsi anche del territorio costiero.

La fortezza di Roccella viene ora gestita direttamente dalla Corte regia “secondo un antico programma, già pianificato da re Martino, che mirava all’assimilazione della nobiltà siciliana e catalana in una aristocrazia strettamente legata alla Corona” (Corrao, 2000: 152) [6][6]. La Corte decide per un presidio di ben 20 uomini, trattamento davvero speciale se si pensa che nei castelli delle grandi città non se ne contavano più di 30.

Quando Giovanni e Francesco Ventimiglia, figli di Antonio, occupano i territori di Gratteri e Roccella entrano allora in aperto conflitto con i regnanti. Nel 1418 l’assalto armato condotto dai Viceré alla torre di Roccella costringe alla resa i ribelli (Corrao, 1986: 60-70).

Fra il XV e il XVI secolo in Sicilia si formano nuovi equilibri politico-militari. La potenza turca partiva alla conquista dell’Occidente e la Sicilia viene ad assumere una posizione strategica di grande rilievo, considerata come antemurale contro l’aggressione ottomana (Castelli medievali, 2001: 22). La crescente minaccia costringe i Viceré a rivedere il sistema difensivo costiero. Se infatti nei grandi centri abitati la sicurezza è garantita dai castelli regi la massima parte dell’isola è ancora nel XVI secolo allo scoperto. Per assolvere a questa esigenza si decide di commissionare agli architetti Tiburzio Spannocchi e Camillo Camiliani un progetto di riqualificazione dell’apparato difensivo. Prima fase dell’intervento vede la completa ricognizione dell’isola durante la quale vengono realizzati gli schizzi delle fortezze esistenti specificando i pregi e i difetti dei luoghi interessati dalla loro presenza. Nel testo di Camiliani si dice che

 “a capo Plaia comincia la spiaggia di Roccella, …il fiume detto Auricella, e oggi Roccella fa due bocche in mezzo alle quali si vede un castello che tiene il medesimo nome. A quattro miglia da questo scorre l’Imera, oggi fiume grande, qui finisce il territorio di Roccella e comincia quello di Bonfornello” (Camiliani, 1877: 381-382).

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Localizzazione geografica del sito di Roccella

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Schema delle successioni della contea di Collesano (tratto da Corrao 1980: 43)

Capitolo 2

Il castello di Roccella: la storia documentata

2.1      Introduzione

Se si esclude l’identificazione del castello di Roccella con il Qasr al-Hadīd arabo, la prima fonte certa che ne documenta l’esistenza risale alla fine del periodo normanno. A Roccella oltre al castello sarebbe presente un piccolo casale e una chiesa (Corrao, 1986: 57). Di poco posteriore è la prima descrizione del sito ad opera del geografo di corte al-Idrisi. Il forte è costruito in cima a uno sperone roccioso, il quale, si protrae, con ripidi versanti, sulla spiaggia fino al mare (Amari, 1880: 64 vol. I). Il castello normanno è nuovamente documentato dal trovatore Rambauld de Vaqueiras il quale canta la presa di Roccella ad opera di Enrico VI (Maurici, 1994: 49). Non si esclude tuttavia che il castello in questione possa essere quello documentato (fino al 1750 ca.) presso il comune di Roccella Valdemone in provincia di Messina (Maurici, 1994: 49).

Fra le fonti del XIII secolo da segnalare il documento che attesta la presenza a Roccella di un ospedale il cui priore è chiamato “castellano” (Mirto, 1972: 107). L’ipotesi che vede il castello di Roccella privato – dopo l’assedio di Enrico VI – della sua funzione militare potrebbe essere supportata proprio da questa fonte unitamente al fatto che castello non figura negli elenchi stilati da Federico e poi Carlo D’Angiò (Santoro, 1985: 43-46).

Verso la fine del XIV secolo Francesco II Ventimiglia in un documento dichiara di aver ricostruito il castello di Roccella (Mazzarese Fardella, 1983: 113). Non sono disponibili informazioni attendibili sulla nuova fabbrica ma nel XVI secolo gli architetti Tiburzio Spannocchi e Camillo Camiliani descrivono la Roccella attraverso i loro disegni. Il castello, secondo Camiliani sprovvisto di guardia e di artiglieria (Casamento, 1979: 142-143), è rappresentato come un complesso architettonico composto da una torre principale circondato da alte strutture difensive che inglobano il casale.

2.2      Regesto storico del castello di Roccella

1137:          Attestata l’esistenza di un castello, un casale con undici villani e la chiesa di S. Giovanni Corrao, 1986: 57 (riporta da manoscritto Qq H 7 c 21 conservato alla biblioteca comunale di Palermo)

1154:      Il geografo al-Idrisi descrive il sito Sahrat al Hadid (“la rupe di ferro”). Si fa menzione di un piccolo casale, un forte costruito sopra una rupe e una fertile spianata

              Amari, 1880: 64 vol. I

1157:      Bosone, Vescovo di Cefalù, nomina il castello in un documento

              Mazzarella, 1985: 396

1191:      Il trovatore Rambauld de Vaqueiras canta la presa del castello ad opera di Enrico VI

              Maurici 1994: 73 nota 15

1205:      (aprile, VIII indizione) il documento attesta l’esistenza del castello normanno

              Armò, 1908: 30

1218:      (marzo, VI indizione) il documento attesta l’esistenza del castello

              Noto, 1980: 107-109

1221:      (ottobre, X indizione) l’Imperatore Federico II  si riserva il diritto di porre  installazioni difensive nel castello di Roccella

              Noto, 1980: 87 (riporta da J. L. A. H. Bréholles 1861: 204-206)

1232:      Federico II controlla il castello di Roccella

              Giunta, 1985: 23

1335:      (giugno) gli Angioini sbarcano presso la Roccella

              Bozzo, 1882: 647

1338:      (11 maggio) gli Angioini sbarcano presso la Roccella

              Corrao, 1986: 58

     1371:     (22 novembre, X indizione) il documento attesta l’esistenza del castello

              Mazzarese Fardella, 1983: 89 doc. 28

1385:      (27 dicembre, IX indizione) Francesco II Ventimiglia sostiene di aver ricostruito il castello di Roccella

              Mazzarese Fardella, 1983: 113 doc. 33

1392:      (28 luglio, XV indizione) il castello di Roccella risulta fra i beni posseduti da Antonio Ventimiglia

              Mazzarese Fardella, 1983: 139-141 doc. 39

1398:      (13 agosto) i due Martini e la regina Maria di Sicilia restituiscono ad Antonio Ventimiglia i beni e le cariche precedentemente revocate         compreso il castello di Roccella

              Mazzarese Fardella, 1983: 212 doc. 55

1407:      (26 novembre) Antonio Ventimiglia revoca al figlio Francesco la donazione di Gratteri e Roccella in favore del figlio Enrico

              Cipolla, 1902: 49

1408:      Enrico Rosso e poi Antonio Spadafora, nipote di Enrico, si susseguono nel controllo del castello di Roccella

              Amico, 1855-56: 435 vol. II

1417:      Francesco Ventimiglia controlla il castello di Roccella

              Corrao, 1986: 66-67

1418:      i Viceré  assediano il castello di Roccella

              Corrao, 1986: 68-70

1434:      (10 febbraio) Pietro d’Aragona controlla il castello di Roccella

              Cipolla, 1902: 50

1440:      (27 luglio) il castello di Roccella – in seguito alla morte di Pietro d’Aragona e dopo un breve periodo sotto il regio fisco – passa, per concessione[7][1] di re Alfonso, a Giovanni Ventimiglia marchese di Geraci

              Noto, 1980: 82

1485:      (15 gennaio) il castello di Roccella, tornato in potere del re, viene successivamente concesso al Viceré Gaspare de Spes e poi acquistato per 30000 fiorini da Raimondo de Spes

              Cipolla, 1902: 52-53

1501:      (1501-07) il castello di Roccella risulta sotto il regio fisco

              Noto, 1980: 82

1507:      (27 maggio) re Ferdiando cede il castello di Roccella ad Antonio Alliata per 8000 fiorini, salvo diritto di riscatto

              Cipolla, 1902: 54 (riporta da A.S.P., Protonotaro del Regno, lib. 1506          e 1507)

1513:      (14 febbraio) il castello di Roccella passa sotto il controllo di   Andreotta Alliata, fratello di Antonio

              San Martino de Spucches, 1925: 433

1536:      (12 gennaio) Mariano Alliata controlla il castello di Roccella

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1552:      (20 dicembre) il figlio di Mariano, Gerardo Alliata, controlla il castello di Roccella

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1576:      (25 ottobre) il figlio di Gerardo, Ludovico Alliata, controlla il   castello di Roccella

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1577:      (1577-79) l’esistenza del castello è documentata dal disegno di Tiburzio Spannocchi

              Spannocchi, 1993: 73

1583:      (1583-84) l’esistenza del castello è documentata dal disegno di Camillo Camiliani

              Camiliani, 1877: 382

1622:      (12 febbraio) il figlio di Ludovico, Antonio Alliata, controlla il castello di Roccella

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1640:      (29 febbraio) un parente di Antonio, Andrea Alliata, controlla il castello di Roccella

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1666:      (16 settembre) il castello di Roccella viene acquistato ad un asta pubblica da Girolona Corbera e Renda

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1667:      (1 settembre) Girolona Corbera e Renda cedono il castello di Roccella a Paolo Bonura

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1694:      (8 settembre) il castello di Roccella, dopo un breve periodo sotto Andrea Alliata, viene acquistato da Suor Maria Rizzo, terziaria di San       Francesco d’Assisi

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1699:      (28 marzo) Gaspare La Grutta rileva il castello di Roccella da Suor Maria Rizzo

              San Martino de Spucches, 1925: 434

1708:      (18 aprile) il castello di Roccella viene acquistato ad un asta pubblica da Antonio Marziani

              San Martino de Spucches, 1925: 435

1712:      (3 dicembre) il figlio di Antonio, Lorenzo Marziani, rileva il castello di Roccella

              San Martino de Spucches, 1925: 435

1750:      il castello di Roccella è munito di artiglierie

              Amico, 1855-56: 436


 


 

 

 

Capitolo 3

Il rilievo geometrico

3.1      Il progetto operativo

Il metodo di indagine adottato per l’esecuzione del rilievo geometrico della torre prevede in primo luogo la pianificazione di un progetto operativo di massima. Tre sono le sezioni che lo compongono:

1.      1.      La valutazione del sito: indagine sul suo potenziale archeologico e sulle caratteristiche ambientali, orografiche e geometriche influenti sulla pianificazione del sistema di indagine;

2.      2.      La dichiarazione degli obiettivi;

3.      3.      La pianificazione del sistema di indagine capace di garantire il conseguimento degli obiettivi preposti in relazione alle caratteristiche ambientali, orografiche e geometriche del sito

Gli obiettivi principali prevedono la raccolta di dati utili per la produzione della seguente documentazione:

§         §         Il fotopiano[8][1] delle quattro facciate della torre per lo studio delle unità stratigrafiche murarie, dell’aspetto qualitativo (informazioni sul colore, forma e tipologia dei materiali) e quantitativo (informazioni metriche)

§         §         La planimetria della torre (piano terra) per lo studio degli ambienti e l’inquadramento crono-tipologico

§         §         Il modello virtuale[9][2] della torre per la documentazione sommaria delle volumetrie

§         §         Il rilievo dell’immediato intorno del castello e il posizionamento geografico del sito tramite dispositivo satellitare (GPS)

Per la pianificazione del sistema di indagine adottato si tengono in considerazione gli obiettivi dichiarati unitamente alla valutazione delle caratteristiche ambientali, orografiche e geometriche del sito. Si individuano quindi le tecniche di lavoro idonee al contesto territoriale di applicazione.

Il sistema di indagine prevede la specifica dei seguenti “attori”:

§         §         il numero e il grado di specializzazione degli operatori[10][3]

§         §         gli strumenti[11][4]

§         §         la modalità del loro impiego sul campo[12][5]

§         §         i dati da acquisire

§         §         il loro trattamento

§         §         gli elaborati

§         §         il contenuto informativo degli elaborati

3.2      Il rilievo fotografico

Per il raggiungimento del primo obiettivo (il fotopiano delle quattro facciate della torre) si adottano tecniche di fotogrammetria non convenzionale. Queste tecniche pur essendo sostanzialmente differenti dalla fotogrammetria classica[13][6] permettono allo stesso modo di trarre informazioni metriche da fotografie.

Per eseguire il raddrizzamento di una presa fotografica è necessaria la conoscenza degli otto parametri che definiscono la relazione omografica[14][7] fra il piano dell’immagine fotografica originaria e quello dell’immagine raddrizzata.

La correzione delle immagini fotografiche avviene attraverso differenti tecniche. In questo caso la metodologia impiegata prevede la copertura fotografica dell’intero corpo di fabbrica per mezzo di fotocamera digitale e successiva elaborazione informatica delle immagini per via analitica, vale a dire per punti di controllo. La trasformazione omografica della presa fotografica è svolta da algoritmi matematici che generano una nuova immagine prospetticamente corretta.

Il sito di Roccella presenta le condizioni necessarie per l’impiego di questa tecnica di rilievo: la visibilità del piano da rappresentare (i prospetti della torre), l’accessibilità all’architettura (per il rilievo topografico dei punti utili per il raddrizzamento), la planarità della superficie documentata (questo perché la trasformazione omografica avviene fra piani e quindi gli elementi aggettanti o rientranti risultano nell'immagine raddrizzata deformati e geometricamente non corretti sia in posizione che in dimensione), l’ortogonalità del punto di presa fotografica rispetto al prospetto (per evitare di correggere prospettive molto accentuate compromettendo la qualità dell’immagine). Tre sono tuttavia le prese fotografiche realizzate in condizioni non del tutto favorevoli (figg. 1, 2, 3).

3.3      Il rilievo architettonico

Per completare l’acquisizione dei dati necessari per la realizzazione dei fotopiani digitali unitamente alla redazione della planimetria e del modello tridimensionale si adottano tecniche di rilievo topografico. Lo strumento di misura impiegato è un teodolite elettronico che utilizza tecnologia laser di modulazione ad impulsi. Per l’esecuzione del rilievo si esegue la misurazione di una poligonale chiusa (fig. 4) e la sua compensazione per la determinazione delle coordinate dei punti stazione e per il loro inserimento in un sistema cartesiano locale con origine nel primo punto stazione (STA1). La misurazione delle distanze avviene sfruttando la doppia modalità offerta dallo strumento, senza riflettore (per il rilievo delle facciate) e con l’ausilio dello stesso (per i punti a terra: planimetria e muri affioranti).

La prima ricognizione del sito permette di individuare, oltre ai punti utili per effettuare le prese fotografiche, le zone ottimali per il posizionamento del teodolite (“punti di stazione”). La scelta avviene secondo due criteri: la reciproca intervisibilità (per creare fra i singoli rilievi una serie di riferimenti incrociati necessari, in fase di elaborazione, per il loro consequenziale assemblaggio) e l’accesso visivo globale al monumento (per effettuare le misurazioni su tutto il corpo di fabbrica).

Il teodolite elettronico adottato è in grado di sfruttare la naturale riflessione dei materiali per la determinazione della distanza; se però la parete è di colore scuro o in ombra tale fenomeno non sussiste e lo strumento può non lavorare. La portata dello strumento è quindi variabile secondo il tipo di materiale riflettente e le condizioni atmosferiche (in particolare umidità e luminosità).

Per eseguire il rilievo topografico si scelgono quindi le ore centrali della giornata con cielo coperto da nuvole o comunque in giornate prive di forte illuminazione. In questi momenti le “ombre riportate” sulle pareti sono minime e la luce complessivamente omogenea.

Durante il lavoro sul campo sorgono alcuni problemi legati alla scelta errata di alcuni punti di stazione unitamente alla superficiale conoscenza delle caratteristiche tecniche dello strumento. La misurazione avviene collimando visivamente sul monumento il punto desiderato attraverso il cannocchiale dello strumento e registrandone elettronicamente la sua distanza dal punto di stazione. Quando il cannocchiale assume inclinazioni prossime ai 90° l’occhio dell’operatore non riesce più a raggiungerlo bloccando così l’intera procedura di rilevo. Tale fenomeno si aggira in due modi. Il primo consiste nell’utilizzo di un “oculare diagonale”. Questo apparato permette di fare misure con il cannocchiale in posizione zenitale (Lusuardi, 2002). In alternativa si arretra la posizione della stazione integrando il precedente rilievo con le nuove misure. La scelta di un nuovo punto di “servizio” (PDS1) risolve pertanto il problema esposto.

Particolare attenzione richiede un’altra caratteristica dello strumento. Il teodolite in dotazione esegue la misura della distanza sfruttando un cono di emissione, la cui dimensione aumenta all’aumentare della distanza. Lo strumento calcola successivamente la media delle distanze di tutti i punti della superficie che ricadono in questo cono e che riflettono il segnale allo strumento. Per questo motivo se in corrispondenza di discontinuità si collima un particolare sporgente c’è il rischio che non tutto il segnale sia riflesso dal punto di interesse, ma una parte prosegua oltre fino a riflettersi sulla parete retrostante. La misura fornita non corrisponde in questo caso a quella ricercata ma alla media delle due superfici riflettenti. Durante l’analisi dei dati acquisiti si riscontrano dati anomali prontamente rimpiazzati da nuove misurazioni.

Strettamente connessi all’utilizzo dei dati acquisiti sono i criteri per la scelta dei punti da rilevare: punti lungo la discontinuità e punti angolosi principali. Come espresso nel progetto operativo il rilievo architettonico completa i dati necessari per la creazione dei fotopiani, la redazione della planimetria e il modello tridimensionale della torre. In particolare il “Livello di Dettaglio Formale”[15][8] (Borra, 2000: 262-263), pianificato per l’allestimento del modello virtuale non presuppone la disponibilità di dati geometrici complessi. Il modello tridimensionale elaborato è la rappresentazione dello stato attuale della torre in forma schematica. Durante la fase di presa sono pertanto esclusi tutti gli elementi aggettanti e di complessa rappresentazione grafica.

Per ogni immagine fotografica precedentemente stampata si scelgono e annotano i quattro punti utili per il raddrizzamento del piano rappresentato. Accanto ai simboli grafici si aggiungono i codici identificativi che lo strumento assegna ai punti dopo ogni misurazione e per mezzo di software dedicato si trasferiscono i dati metrici dallo strumento al computer. I valori angolari e le distanze definenti la posizione di ogni punto rilevato nello spazio tridimensionale sono poi convertiti in coordinate cartesiane tridimensionali. Tramite lo stesso software topografico si organizzano i dati secondo due modalità differenti: in file di testo (utile per avviare la fase di elaborazione dei fotopiani) e un file grafico di tipo vettoriale[16][9] (utile per avviare le fasi relative all’elaborazione della planimetria e del modello tridimensionale).

3.4      I fotopiani

Dai punti di presa fotografica si eseguono due/tre scatti per ogni prospetto della torre. Per eliminare le differenze di colore e di luminosità che renderebbero evidenti i punti di giunzione tra le diverse prese fotografiche si utilizza un software dedicato all’elaborazione di immagini. Tramite appositi “comandi di aggiustamento” si agisce sulla curva dei valori dei toni di grigio e sul livello di “presenza” dei singoli colori primari affinché la resa cromatica sia simile a quella dei campioni murari precedentemente elaborati[17][10].

Le immagini elaborate e la lista delle coordinate sono successivamente importate nel software per il raddrizzamento digitale. La procedura semi-automatica si conclude con la mosaicatura[18][11] e la restituzione a video dei fotopiani conclusivi (figg. 5, 6, 7, 8). Ad ogni fotopiano si associa infine un codice identificativo utile per il loro riferimento durante la descrizione in apposite schede delle Unità Stratigrafiche Murarie:

Codice

FP1

FP2

FP3

FP4

Prospetto

Sud

Ovest

Nord

Est

Numero di prese fotografiche

3

2

3

3

 

3.5      Il modello tridimensionale della torre

Oltre alla redazione dei fotopiani e della planimetria (fig. 9) il trattamento dei dati acquisiti sul campo consente la creazione di un modello tridimensionale della torre. Al fine di conseguire gli obiettivi esposti nel paragrafo 3.1 si sceglie una modalità di esecuzione sintetizzabile nelle seguenti fasi di lavoro. Considerando la torre come elemento principale della scena, il primo passo della catena operativa consiste nella realizzazione di semplici schizzi su carta del corpo di fabbrica operando una prima identificazione dei suoi sotto-elementi. Il processo di sintesi formale si conclude con la scomposizione del sotto-elemento in tanti oggetti elementari identificandone i tratti che li definiscono. Si procede cioè alla riduzione della realtà complessa in unità geometriche elementari facilmente rappresentabili. Tale procedura permette di comprendere la struttura dell’edificio, rispettare il livello di dettaglio formale previsto dal progetto operativo, organizzare i dati topografici in classi omogenee di appartenenza e soprattutto di ridurre tempi e problematiche relative alla fase di modellazione tridimensionale.

Importati i dati metrici nel software di disegno tecnico si procede nella pianificazione del lavoro di modellazione. Per ogni oggetto individuato si raggruppano in livelli (layer)[19][12] distinti i punti utili alla definizione dei tratti elementari. Il codice identificativo di ogni punto rilevato, “monografato” (annotato) sulla documentazione fotografica di campagna e presente anche in forma di etichetta accanto ad ogni entità grafica vettoriale, permette di risolvere con rapidità questa fase di lavoro. Il tracciamento dei tratti elementari di ogni singolo oggetto avviene poi collegando i punti mediante lo strumento di disegno “Polilinea 3D”[20][13]. Tale operazione permette di ottenere l’immagine della struttura a linee semplici della torre (modello di tipo wire-frame; fig. 10 a.). I volumi delle singole componenti sono facilmente identificabili anche se ancora sprovvisti di superfici elementari. Per generare la superficie si sceglie il processo di calcolo richiamato dal comando Edge Surface. Condizione necessaria affinché il comando funzioni correttamente è la modalità di esecuzione del modello wire-frame. Il tracciamento dei tratti elementari si compie in modo tale da avere, per ognuno degli oggetti, un perimetro composto da quattro segmenti contigui. Il rispetto di tale condizione permette al processo di calcolo coinvolto di considerare le polilinee 3D come il contorno della mesh (superficie) poligonale (fig. 10 b.).

Per modificare le superfici e applicare le texture al modello si utilizzano gli strumenti previsti dal software di modellazione tridimensionale adottato. Le mesh importate nella “scena” vengono quindi convertite in “Oggetto poligonale modificabile” e sottoposte ad eventuali aggiustamenti.

Nell’ultima fase di lavoro il modello tridimensionale (figg. 10 c., 11) viene "vestito" con le informazioni grafico-digitali precedentemente elaborate (i fotopiani).

3.6      Il rilievo satellitare (GPS)

La localizzazione geografica del sito di Roccella, benché sia facilitata dalla disponibilità di basi cartografiche con scale elevate come 1:5.000, è stato determinata per mezzo di tecnologia GPS[21][14]. L’apparecchio di rilevamento satellitare delle coordinate geografiche assolve alla triplice funzione di strumento per la “codifica dei dati”[22][15], per la verifica della localizzazione geografica del sito e per il rilievo delle caratteristiche territoriali peculiari del sito.

Per motivi di sicurezza il Dipartimento della Difesa USA introduce una piccola percentuale di errore random (casuale) nei dati ricevuti dai GPS. Per garantire un sufficiente livello di accuratezza posizionale si utilizza quindi una particolare modalità di acquisizione e di raffinamento del dato. In questo caso si esegue il rilievo con due ricevitori, il primo fisso di riferimento posto in una località di cui sono note esattamente le coordinate[23][16], mentre il secondo si sposta sul sito per effettuare le misurazioni. La modalità di esecuzione adottata (“differenziale”-“cinematica”)[24][17] permette precisione di localizzazione nell'ordine di 1-2 metri (per le coordinate Est-Ovest) e 15 metri (per la quota) con intervallo di acquisizione di 1 punto al secondo.

Si acquisiscono sul campo le coordinate geografiche di 2255 punti e tramite software dedicato si traslano nel sistema di riferimento spaziale di tipo planare-cartesiano UTM 33S[25][18]. Oltre alla possibilità di inserire nel contesto geografico di riferimento le stazioni della rete topografica il rilievo GPS fornisce dati utili per descrivere l’andamento del torrente Roccella nella sua parte terminale (la foce) e la linea di spiaggia (fig.12).

Tramite lo stesso software si organizzano le coordinate UTM in un file grafico di tipo vettoriale (utile per avviare la fase di codifica dei dati).

3.7      L’attrezzatura impiegata

§         §         fotocamera digitale;

§         §         teodolite elettronico ad impulso senza prisma con tutti gli accessori necessari per la completa operatività;

§         §         coppia di ricevitori GPS con tutti gli accessori necessari per la completa operatività;

§         §         due monitor 17-19'' in parallelo;

 

§         §         software dedicato alla elaborazione delle immagini;

§         §         software per il raddrizzamento digitale;

§         §         computer PC con 256MB di RAM e 20Gb HDD, dotato di sistema hardware di backup (“masterizzatore”);

§         §         stampante A4 per la restituzione su carta degli elaborati;

 


 


Capitolo 4

Analisi delle tecniche murarie

4.1      Il metodo stratigrafico applicato all’analisi delle murature

Fra le tecniche d’indagine archeologiche finalizzate all’inserimento dell’edificio nella storia della regione, dell’architettura e della società che lo ha prodotto, riveste sicuramente un ruolo di primaria importanza la lettura stratigrafica delle murature.

In Italia, le prime teorizzazioni e applicazioni del metodo stratigrafico applicato all’elevato sono state condotte nelle città di Siena e Genova.

La conoscenza e la comprensione della “storia evolutiva” e dei processi trasformativi del manufatto sono conseguibili attraverso una catena di stadi operativi, il primo dei quali prevede il riconoscimento sull’edificio di tutte le unità continue (Unità Stratigrafiche) e le loro superfici di contatto (interfacce). Per distinguere il prodotto di ogni singolo fenomeno (attività costruttiva, distruttiva, di trasformazione operate dall’uomo e dalle modificazioni dovute ad agenti naturali) è necessario considerare le variazioni dei seguenti caratteri murari:

1)         i materiali degli elementi rigidi (litici o laterizi) e delle malte       

2)         le tecniche di produzione dei materiali stessi

3)         le misure degli elementi rigidi e dei componenti delle malte

4)         le forme e le tecniche dei paramenti

La fase operativa successiva consiste nell’identificazione della sequenza relativa delle unità stratigrafiche. Le relazioni reciproche possono essere: “anteriore”, “posteriore” e “costruito assieme”. Tali rapporti vengono descritti in un grafico (Matrix di Harris) secondo questo principio: ogni unità si colloca tra la più tarda di tutte le unità che le sono più antiche e la più antica tra quelle che le sono più recenti. Il raggruppamento delle US in fasi costruttive e la datazione assoluta di queste tramite metodi deduttivi (dendrocronologia, radiocarbonio, termoluminescenza, date scritte) o induttivi (provenienze dei litici e dei litoidi, lavorazione di litici, formule delle malte, mensiocronologia, cronotipologia, reperti mobili), completa la sequenza operativa del metodo stratigrafico.

4.2      L’attività sul campo

Di ogni USM si registrano le caratteristiche in apposite schede sul modello elaborato da Parenti[26][1]. L’analisi stratigrafica - limitata ai paramenti esterni delle murature (figg. 1, 2, 3, 4) - permette di riconoscere due fasi costruttive principali (FASE 1, Periodo 1; FASE 1, Periodo 2)[27][2]. Per ogni fase si riconoscono almeno due diverse varietà murarie rappresentate dalle unità stratigrafiche murarie 1, 2, 50 e 44.

L’attività sul campo procede con la fase di rilievo fotografico delle USM campione e la relativa descrizione in schede[28][3] dedicate (figg. 5, 6). La tecnica di campionatura viene impiegata per facilitare il confronto con altri edifici storici prossimi al sito di Roccella.

Si prelevano successivamente campioni di malta e materiale litico per eventuali analisi da laboratorio. Per concludere si esegue il rilievo grafico tramite software di disegno tecnico dei campioni murari. Per garantire una sufficiente corrispondenza cromatica immagine-realtà viene impiegata nel rilievo fotografico una tecnica di calibrazione colorimetrica. Durante le fasi di acquisizione con la fotocamera digitale si utilizzano come riferimento colorimetrico le Kodak Color Separation Guide (colore) e Gray Scale (scala di grigio). Si tratta di tavole aventi dimensioni di 36cm x 7cm, contenenti un set di colori RGB e CYMK (+ Bianco e valori intermedi al 25%) ed una scala di 20 toni di grigio, utilizzate nelle tecniche fotografiche per effettuare comparazioni con i colori ottenuti sulle pellicole fotografiche e calibrazioni dei tempi di esposizione.

Una delle prime operazioni che si effettuano sulla singola immagine, è la correzione della curva dei valori dei toni di grigio nelle tre bande dell’immagine RGB, alfine di ottenere una distribuzione lungo tutto il range di valori da 0 a 255. Questa operazione, eseguita tramite apposito software per l’elaborazione delle immagini, consiste nell’assegnare al colore più chiaro presente nell’immagine il valore di 255 (massima intensità, bianco) ed al colore più scuro il valore zero (nero). L’utilizzo delle mire colorimetriche, visibili nell’immagine trattata, sono indispensabili per effettuare questo tipo di operazione.

La calibrazione cromatica si affida invece alla variazioni del parametro specifico di correzione selettiva del colore offerto dal software.  

4.3      La scheda dei campioni murari

Segue l’elenco e la spiegazione sintetica di alcuni parametri scelti per descrivere i caratteri peculiari delle tipologie murarie individuate:

§         §         IdParamento: codice identificativo che specifica il tipo di campione, in questo caso un paramento, e la sua “genealogia”. Il campione 2m1cdrP1 è ad esempio il primo paramento campionato (P1) sul castello di Roccella (cdr), unico edificio di carattere militare (m1) ubicato nel secondo insediamento ricognito (2);

§         §         Paramento: il codice identificativo del paramento in forma contratta;

§         §         IdEdificio: codice identificativo dell’edificio oggetto di studio;

§         §         Edificio: il nome dell’edificio;

§         §         Insediamento: il nome dell’insediamento;

§         §         Data di rilievo: il giorno, il mese e l’anno in cui è avvenuta la campionatura;

§         §         Osservazioni: informazioni di carattere generale sulla posizione del campione murario rispetto all’intero corpo di fabbrica;

§         §         Datazione: indicazione cronologica proposta per il paramento;

§         §         Ubicazione: indicazione schematica della zona campionata tramite illustrazione tematica;

§         §         Funzione statica: il ruolo che volge il tratto murario nell’assetto strutturale del corpo di fabbrica;

§         §         Stato di conservazione: valutazione del grado di conservazione del tratto murario. Buono, quando il paramento e la malta sono integri; mediocre, quando degradati superficialmente; cattivo, quando fortemente degradati; pessimo, quando anche il nucleo è degradato

§         §         Composizione: indicazione dei materiali che compongono il paramento;

§         §         Materiale lapideolaterizio: descrizione sintetica delle caratteristiche dei materiali (per la pietra: tipo, pezzatura, lavorazione pezzi, strumenti, finitura superficie, finitura spigolo, spessore giunti, altezza letti, lunghezza media, altezza media; per il laterizio: forma, impasto, cottura, finitura, spessore giunti, altezza letti, lunghezza media, altezza media);

§         §         Posa in opera: indicazione sul tipo di apparecchiatura degli elementi costruttivi;

§         §         Modulo 5 corsi: indicazione dell’altezza misurata su 5 corsi

§         §         Nucleo: indicazione sulla possibilità di visionare il nucleo del muro

§         §         Materiale inerte: indicazione sul tipo di elementi compresi nel nucleo del muro;

§         §         Apparecchio: indicazione sul tipo di disposizione assunta dagli elementi compresi nel nucleo del muro;

4.4      Il campione murario 2m1cdrP1

Il campione murario interessa il paramento esterno nella facciata ovest immediatamente sopra la scarpatura. L’assenza di intonaco permette una buona lettura delle componenti litiche e della malta. La datazione proposta per questo tratto di muratura interessa il XIV secolo.

Il ruolo che volge il tratto murario campionato nell’assetto strutturale del corpo di fabbrica è di muro portante (elevato). Il grado di conservazione è buono anche se il degrado superficiale ha provocato il distaccamento dell’intonaco. La muratura è fondamentalmente composta da pietra in forma ciottolosa e da malta.

La malta, mescolata ai ciottoli, presenta caratteristiche omogenee su tutta l’area campionata. Da notare sono i piani di posa orizzontali riconoscibili sulle murature ad intervalli di 70 cm circa ed identificabili da letti di malta e pietrame di dimensioni ridotte. La malta presenta un grado di coesione[29][4] friabile e un colore grigio.

I materiali lapidei[30][5] sono principalmente pillori[31][6] di fiume e ciottoli di medie e medio-grandi dimensioni prevalentemente in arenaria. La pietra è informe anche se si riconoscono ciottoli sbozzati. Gli elementi litici sono simili a quelli presenti su tutto il tratto di spiaggia interessato dalla presenza del castello. La disponibilità di arenaria quarzosa si deve anche al vicino torrente Roccella che da Collesano trascina e riduce in forma ciottolosa le pietre affioranti. Il materiale da costruzione in esame è quindi disponibile presso il comune di Roccella.

Non si registra la presenza significativa di materiale laterizio ad eccezione di qualche frammento di piccola dimensione.

La posa in opera è a corsi sub-orizzontali con pillori e ciottoli. L’altezza del modulo di cinque corsi è di 70 cm circa. Il muro è riempito a sacco e presenta un nucleo composto da frammenti e ciottoli di piccola dimensione.

4.5      Il campione murario 2m1cdrA1

Il campione murario interessa l’angolata del primo piano del prospetto occidentale nella zona sottostante la risega superiore. L’assenza di intonaco permette una buona lettura delle componenti litiche e della malta. La datazione proposta per questo tratto di muratura interessa il XIV secolo.

Il ruolo che volge il tratto murario campionato nell’assetto strutturale del corpo di fabbrica è di muro portante (elevato). Il grado di conservazione è buono anche se il degrado superficiale ha provocato il distaccamento dell’intonaco.

La muratura è composta da conci in calcarenite organogena[32][7]  ben squadrati e posti in opera a corsi orizzontali. La lunghezza media dei conci è di cm 13 mentre l’altezza di 18 cm. Lo spessore dei giunti e l’altezza dei letti misurano cm 1 ca. Il materiale da costruzione in esame non è disponibile presso il comune di Roccella ma esclusivamente nella zona occidentale della Sicilia. La calcarenite più simile a quella impiegata nel castello affiora nei pressi di Altavilla Milicia[33][8] (fig. 7).

Per mettere in evidenza il criterio seguito durante la costruzione del paramento murario si sono rappresentati, tramite simboli puntuali, i valori dimensionali di 48 conci distribuiti nei primi 11 corsi riconoscibili sul campione nella zona superiore (fig. 8). Si nota la presenza di due tipi di corsi, di altezza diversa e alternati in verticale. Il primo composto da conci alti più di 20 cm (0,2 m in figura). Il secondo corso da conci più bassi di 20 cm. Il fenomeno è riconoscibile nei primi 5 corsi.

La cura nella posa in opera, gli spigoli vivi, le facce piane e perpendicolari dei conci fanno dunque pensare al prodotto di mano d’opera specializzata. La malta infatti, utilizzata per sigillare i giunti molto sottili, potrebbe in questo caso essere assente tanto sono numerosi nel complesso i punti di contatto fra i conci (Mannoni, 1997: 16). Per ragioni statiche gli elementi litici sono distribuiti in modo tale da sfalsare fra loro i giunti verticali.

La malta presenta caratteristiche omogenee su tutta l’area campionata. La coesione è friabile e il colore grigio-marroncino.

L’altezza del modulo di cinque corsi è di 1 m circa.

4.6      Il campione murario 2m1cdrP2

Il campione murario interessa la scarpatura del prospetto sud. L’assenza di intonaco/malta di rivestimento permette una discreta lettura delle componenti litiche e della malta. La datazione proposta per questo tratto di muratura interessa il XVI secolo.

Il ruolo che volge il tratto murario campionato nell’assetto strutturale del corpo di fabbrica è di “attacco a terra di rivestimento”. La scarpatura è infatti l’elemento strutturale che contribuisce a scaricare il peso del corpo di fabbrica e allo stesso tempo ne riveste la parte bassa. Il grado di conservazione è buono anche se il degrado superficiale ha provocato il distaccamento dell’intonaco/malta. La muratura è fondamentalmente composta da pietra ridotta in forma ciottolosa.

La malta, mescolata ai ciottoli, presenta caratteristiche omogenee su tutta l’area campionata, un grado di coesione tenace e un colore grigio-marroncino.

I materiali lapidei sono principalmente pillori di fiume e ciottoli di medie e medio-grandi dimensioni prevalentemente in arenaria del tutto simili a quelli osservati nel campione 2m1cdrP1. Ciò perché il materiale proviene sicuramente dalle immediate vicinanze. La pietra è prevalentemente informe anche se si riconoscono ciottoli sbozzati.

Non si registra la presenza significativa di materiale laterizio ad eccezione di qualche frammento di piccola dimensione.

La posa in opera è a corsi sub-orizzontali con pillori e ciottoli mescolati a malta. L’altezza del modulo di cinque corsi è di 70 cm circa. Il nucleo del muro è riempito con frammenti e scapoli di materiale lapideo.

4.7      Il campione murario 2m1cdrA2

Il campione murario interessa l’angolata sud-ovest della scarpatura. L’assenza di intonaco permette una buona lettura delle componenti litiche e della malta. La datazione proposta per questo tratto di muratura interessa il secolo XVI.

Il ruolo che volge il tratto murario campionato nell’assetto strutturale del corpo di fabbrica è di “attacco a terra di rivestimento”. Il grado di conservazione è buono anche se alcuni conci presentano zone soggette a sfaldamento.

La muratura è composta da conci in calcare e calcarenite organogena  ben squadrati, con faccia a vista inclinata e posti in opera a corsi orizzontali. La lunghezza media dei conci è di cm 48. mentre l’altezza di 23 cm. Lo spessore dei giunti e l’altezza dei letti misurano cm 1 ca.

La litotecnica è di livello inferiore a quella osservabile nel campione murario 2m1cdrA1, tuttavia, gli spigoli vivi e le facce piane e inclinate dei conci, fanno pensare al prodotto di mano d’opera specializzata. La malta anche in questo caso potrebbe perciò essere assente tanto sono numerosi nel complesso i punti di contatto fra i conci. A differenza del campione 2m1cdrA1 lo sfalsamento dei conci, operazione necessaria per garantire una buona distribuzione dei carichi, è meno sistematica. Tale fenomeno è determinato dalle complicazioni apportate alla posa in opera dalla geometria della scarpatura.

La malta presenta caratteristiche omogenee su tutta l’area campionata. La coesione è tenace e il colore grigio chiaro.

L’altezza del modulo di cinque corsi è di 1,3 m circa.


 


Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Eidotipo stratigrafico del prospetto sud


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Eidotipo stratigrafico del prospetto nord


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Eidotipo stratigrafico del prospetto ovest


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Eidotipo stratigrafico del prospetto est


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Schede dei campioni murari 2m1cdrP1 e 2m1cdrP2


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Schede dei campioni murari 2m1cdrA1 e 2m1cdrA2


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Localizzazione geografica di Altavilla Milicia. Confronto fra la calcarenite affiorante nella località marittima e quella impiegata nel sito di Roccella

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Rappresentazione grafica dei valori relativi alle dimensione dei conci del campione 2m1cdrA1

 

 

 

Capitolo 5

La periodizzazione delle azioni costruttive

L’analisi stratigrafica delle murature consente l’individuazione di 7 fasi comprendenti attività costruttive, modifiche, restauri e crolli (figg. 1, 2, 3, 4, 5).

5.1      Fase 1 (Periodo 1)

La fase 1 comprende le USM relative al primo momento costruttivo: l’edificazione della torre. Il corpo di fabbrica è apparentemente privo di modifiche fino al successivo momento costruttivo (Fase 1, Periodo 2).

5.1.1   L’articolazione planimetrica

La pianta del corpo di fabbrica è di forma rettangolare e misura (scarpatura esclusa) m 16,58 x 10,34. Il piano terra è ad unico ambiente è presenta un vano di m 11,86 x 5,44. Lo spazio di abitabilità del piano terra è quindi di ca. m2 65. Lo spessore delle mura è al pian terreno di m 2,40 e non subisce variazioni rilevanti in tutto il circuito planimetrico.

Il vano è suddiviso in due zone pressoché identiche da un arco a sesto acuto applicato in tempi più recenti (Spatriano, 1972: 169). Nella zona meridionale si apre un foro di 60 cm di diametro che consente il passaggio dell’acqua proveniente dal terrazzo di copertura alla cisterna.

Il piano nobile, in origine accessibile dall’esterno grazie ad una rampa scalare, era collegato al pian terreno da una scala di legno e da una scaletta ricavata nello spessore murario. Il primo piano è costituito da un solo ambiente separato dal secondo piano da un solaio ligneo sorretto da mensole dello stesso materiale.

Gli edifici fortificati siciliani (cfr. Castelli medievali, 2001) che presentano una planimetria con caratteristiche dimensionali simili sono il castello di Brucato (15 x 10 m) costruito nella seconda metà del XIII secolo; la torre di Ficarazzi (16 m di lato) costruita nella seconda metà del XV secolo e descritta in un documento del 1468[34][1]; il castello di Motta Sant’Anastasia (8,5 x 17 m) costruito presumibilmente all’epoca della conquista normanna; il castello di Motta d’Affermo (10 x 13 m) costruito nell’ultimo quarto del XIV secolo e il castello di Brucoli (15 x 12,6 m) costruito nella metà del XV secolo.

Gli edifici fortificati siciliani che presentano uno spessore delle mura simile[35][2] sono il castello di Cammarata (2,20 m) ricostruito nel XIV secolo; il castello di Adrano (2,50 m) costruito presumibilmente nel XII secolo; il castello Ursino (2,50) costruito nel XII secolo; il castello di Paternò (2,60 m) costruito presumibilmente nel XII secolo; il castello di Brolo (2,50 m) ricostruito nel XIV secolo e la torre Cabrera (2,30 m) costruita nel XIV secolo.

5.1.2   Lo sviluppo in elevato

Il punto più alto della torre dista da terra ca. 25 m e presenta uno sviluppo in elevato su tre piani.

Gli edifici fortificati siciliani che presentano una altezza simile sono il castello di Caltanisetta (25 m) costruito presumibilmente nel XII secolo; il castello di Motta Sant’Anastasia (20 m) costruito presumibilmente all’epoca della conquista normanna; la torre campanaria di Calascibetta (19 m) costruita nell’XI secolo; il castello di Carini (21 m ca.) costruito nel XII secolo; il castello di Cafalà (20 m) costruito nel XIV secolo; la torre di Montelepre (24 m ca.) costruito nel XV secolo; il castello di Brucoli (20 m ca.) costruito nella metà del XV secolo.

5.1.3   La cornice marcapiano

La divisione in tre piani del corpo di fabbrica è definita all’esterno dal progressivo arretramento dei prospetti e da una cornice marcapiano in conci di calcarenite tagliati in diagonale e posti su unico filare (USM 13, 18, 34, 35, 54, 55, 90, 97, 137, 147). I conci hanno dimensioni medie pari a 37 x 14 cm ca., sono molto simili per lavorazione e cura nella posa in opera a quelli impiegati nelle angolate ma presentano una colorazione più scura.

Gli edifici fortificati siciliani che presentano arretramento dei prospetti o cornice marcapiano simili sono il castello di Alcamo costruito nel 1350 e il castello di Salemi costruito presumibilmente nel XIII secolo.

5.1.4   Le aperture

La scarpatura posta alla base della torre risparmia nei lati ovest, est e sud tre feritoie (USM 4, 48 e 79). Le aperture sono incorniciate da conci di pietra calcarea compatta disposti di testa. Rispetto al piano di calpestio esterno le feritoie si trovano ad una quota di ca. 4 m e sono tutte allineate fra loro. La forma è stretta e rettangolare, 84 x 105 cm ca. (compresa la cornice di conci) e 36 x 76 cm ca. (il solo foro). Tutte le feritoie sono tamponate con conci in calcarenite. I conci di pietra che incorniciano le feritoie sembrano ben inmorsati alle pareti. Questo tipo di apertura detto “a feritoia” è interpretabile come arciera (Lo Cascio, 1996-97: 62). Le arciere appaiono nel XII secolo e verso la metà del XIV secolo si trovano prevalentemente in posizione rialzata per consentire l’uso della balestra. Aperture analoghe si registrano nuovamente alla base dei muri quando l’artiglieria rimpiazza le armi da getto (XV-XVI secolo). Alla feritoia di tiro si sostituisce un foro con dimensioni prevalentemente maggiori e forma variabile (circolare, rettangolare orizzontatale, ecc) che consente l’inserimento del moschetto (Le Duc, 1870: 387).  

Un secondo ordine di aperture si riscontra ad una quota di ca. 8 m dal piano di calpestio nei lati est e sud (USM 12, 82 e 83).  Le tre finestrelle rettangolari hanno una dimensione di 60 x 100 cm, sono architravate e incorniciate da conci di pietra calcarenite. Le aperture sono interessate da interventi di restauro (USM 9, 10, 11, 84) e hanno la funzione di illuminare l’ambiente al pian terreno. Da rilevare l’assenza di queste finestrelle nel rilievo pubblicato da Spatrisano nel 1972 (fig. 11). Nella pagina successiva viene proposta la sezione longitudinale (fig. 12) e questa volta la forma e la posizione delle aperture sono riscontrabili[36][3].

Gli edifici fortificati siciliani che presentano aperture di questo tipo sono il castello di Milazzo (finestre al pian terreno) costruito fra l’XI e il XII secolo, il castello Maniace (Lo Cascio, 1996-97: 64) costruito fra il 1232 e 1240 e il castello di Paternò.

Sopra la cornice di conci che divide il piano terra dal piano nobile si riscontra un terzo ordine di aperture. Due identiche sul prospetto est (USM 94, 95), una in quello sud (USM 15) e una quarta in quello ovest (USM 52). Sul fronte orientale le finestre presentano una ghiera ogivale in conci di calcarenite smussati e arco a sesto ribassato con lunetta. Le finestre hanno una larghezza di 112 cm ca. I conci che ne definiscono la struttura sono identici a quelli utilizzati nelle angolate superiori del castello (le zone dell’edificio meglio conservate e appartenenti al primo periodo costruttivo). Sporgono dalla ghiera basole con scudetto inciso e conci forati. I litici sporgenti fungono da cardini su cui poggiavano gli elementi portanti di una chiusura (forse una grata di ferro).

Queste finestre si possono accostare a quelle che si aprono sul fronte orientale della torre di Naro rimaneggiato nel XIV secolo; alle finestre del castello di Salemi e dell’Osteria Magno di Cefalù datate sempre al XIV secolo (Spatriano 1972: 164). È necessario rilevare che “la loro singolarità, nel confronto con la tipologia corrente delle finestre del tardo medioevo siciliano, solleva delle perplessità circa la loro collocazione stilistica e temporale” (Spatrisano, 1972: 170). Le finestre che si aprono sul fronte ovest e sud differiscono da quelle appena descritte solo nella mancanza di basole con scudetto inciso e nella larghezza (104 cm).

Osservando l’acquerello di Camiliani (fig. 6) si riconosce al primo piano una finestra bifora in corrispondenza della quale se ne trova una di forma tendenzialmente rettangolare al secondo piano. La situazione attuale è quindi notevolmente differente. La lettura stratigrafica non rivela segni di rimaneggiamento pertanto si ipotizza una parziale aderenza alla realtà nella rappresentazione dei dettagli architettonici. Esistono tuttavia diversi elementi che contribuirebbero allo smantellamento dell’ipotesi formulata. In primo luogo si ritiene[37][4] che come successe per l’opera del collega Tiburzio Spannocchi (fig. 7) proprio la perizia adottata nel riportare le caratteristiche costruttive di torri, fortezze, castelli e caricatori fu la causa dell’immediata requisizione e custodia del lavoro di Camiliani. Una rapida indagine volta a comprovare la validità delle informazioni espresse dal disegno acquerellato ha visto la verifica dell’esistenza del punto di osservazione utilizzato per raffigurare il castello di Roccella. Il confronto con l’immagine fotografica scattata dal mare durante le attività di ricerca non rivela sostanziali anomalie prospettico-dimensionali dei soggetti rappresentati. Il profilo dei rilievi montuosi del disegno sembrano infatti collimare con tollerabile approssimazione (fig. 6). La questione rimane dunque aperta.

Nel prospetto ovest in prossimità dell’angolata nord sotto la cornice marcapiano si trova una finestrella (88 x 100 cm ca. solo vano) in conci di calcarenite smussati e arco a sesto ribassato (USM 51). Nella parte inferiore si trovano sei elementi aggettanti sovrapposti a due a due (19 x 40 cm ca.) mentre in quella superiore altri conci aggettanti forati. La cornice è in conci molto simili per lavorazione e cura nella posa in opera a quelli esaminati nelle angolate superiori. L’apertura che si trova ad una quota di 16 m dal livello di calpestio è caratterizzata da elementi sporgenti usati probabilmente per sostenere una struttura aggettante. Già molti studiosi si sono espressi sulla funzione di questa finestra e pare attendibile l’ipotesi della latrina “a caduta libera” o “aggettante” (Maurici, 1994: 59). I conci di pietra lavorata che incorniciano la finestra sembrano ben inmorsati con le pareti.

L’ultimo ordine di finestre si apre ad una quota di 18 m dal piano di calpestio. Nel prospetto nord (USM 148), est (USM 101), ovest (USM 58) e sud (USM 20) si aprono quattro finestre apparentemente identiche. Le finestrelle sono composte da conci di calcarenite smussati disposti ad arco a sesto ribassato. Hanno una larghezza di ca. 80 cm e i conci che ne definiscono la struttura sono identici a quelli riconosciuti per le angolate superiori. La finestrella del prospetto est è molto degradata ed è interessata da interventi di restauro (USM 102, 103). Le aperture permettono l’illuminazione interna e il controllo territoriale. I conci di pietra lavorata che incorniciano le finestre sembrano ben inmorsati con le pareti.

Gli edifici fortificati siciliani che presentano aperture di questo tipo sono in particolare il castello di Adrano, Paternò e Scaletta costruito nel XIII secolo.

Il prospetto nord presenta una serie di feritoie “passa luce” dislocate in posizioni differenti. La prima si apre ad una quota di 5,4 m dal piano di calpestio (USM 136), la seconda a 11 m (USM 141) e la terza a 16,5 m (USM 150). La più bassa è rettangolare (27 x 70 cm ca.), architravata, incorniciata da conci in calcarenite e attualmente tamponata da blocchetti di cemento (USM 135). La posizione della feritoia permette anche di controllare il passaggio in prossimità dell’ingresso principale. Le feritoie superiori presentano le stesse caratteristiche: sono rettangolari e incorniciate da conci in calcarenite non sagomati (rispettivamente di 20 x 60 cm ca. e 14 x 80 cm ca.). La feritoia posta in posizione più alta è attualmente tamponata con zeppe di laterizio. Tutte le feritoie appaiono ben integrate alla parete e prive di segni attribuibili ad attività di rimaneggiamento posteriore al primo momento costruttivo.

La porta sopraelevata (USM 138, 139) permette l’accesso al primo piano. La porta è archiacuta a doppia ghiera incassata con spigolo smussato in conci di pietra calcarenite. Stilisticamente è in accordo con le grandi finestre localizzate nei prospetti est, ovest e sud. Lo stato di conservazione è pessimo, in molte zone si riconoscono vistosi interventi di restauro (USM 103, 127, 157). L’apertura appare ben integrata nella muratura e solo alcune zone sembrano rimaneggiate (USM 128, 130).

La grande finestra bifora del castello di Paternò presenta la stessa lavorazione a ghiera incassata con spigolo smussato.

5.1.5   I beccatelli

Gli elementi litici che caratterizzano il coronamento della torre sono interpretabili come mensole a sbalzo in pietra calcarenite (USM 25-31, USM 107-111, USM 62-76, USM 107-121). La funzione dei “beccatelli” è quella di sostenere “l’apparato a sporgente” che almeno fino al XVI secolo caratterizza il coronamento della torre.

I beccatelli a triplice mensola fanno parte del nuovo corredo di difesa diffuso dopo la crociata di Federico II nel 1228 in Terrasanta (Castelli medievali di Sicilia, 2001: 46). In occasione di questo episodio l’occidente viene conquistato delle particolari novità architettoniche che impiegate nelle grandi fortezze degli stati crociati del Levante. In particolare: il puntone, la scarpatura, la falsabraga, le garitte angolari, le grandi arciere e i parapetti merlati a sporto sostenuti da mensole lapidee (i beccatelli).

5.1.6   Le tecniche murarie

Fra gli elementi presi in considerazione nella “fase dei confronti” con altre fortificazioni siciliane di sicura collocazione cronologica ci sono anche le tipologie murarie.

Si sono osservate le murature degli edifici più significativi ubicati nell’area un tempo controllata dai Ventimiglia e in prossimità di Roccella.

Le murature dei castelli oggetto della ricognizione[38][5] non presentano analogie con i campioni isolati per la Roccella. In particolare dal confronto di tutti i campioni murari si possono trarre le seguenti conclusioni:

1.      1.      non esistono nelle tipologie murarie osservate caratteristiche ricorrenti in modo significativo

2.      2.      la scelta del materiale avviene esclusivamente in base alla disponibilità locale

3.      3.      nelle pietre lavorate non si riconosce uno stile di lavorazione comune

Se la fase dei confronti in questo caso non fornisce dati particolarmente significativi la lettura stratigrafica dimostra ancora una volta la sua validità. Gli elementi architettonici appartenenti a questo primo momento costruttivo si ritengono costruiti in fase con le murature e pertanto indicatori cronologici da considerare per la datazione del corpo di fabbrica.

5.1.7   La collocazione cronologica proposta

Il confronto fra la torre di Roccella e gli edifici militari siciliani ha permesso di formulare le seguenti considerazioni. L’insieme planivolumetrico della torre con particolare riferimento allo sviluppo in elevato richiama i modelli normanni. Allo stesso modo le aperture al pian terreno e quelle del secondo piano si riscontrano anche in edifici del XII secolo. Ciononostante le finestre al primo piano, in fase con il corpo di fabbrica, unitamente al progressivo arretramento dei prospetti e la cornice marcapiano corrispondono a schemi iconografici posteriori.

La Roccella appartiene a quella serie di castelli feudali costieri di carattere difensivo-militare che nel corso del XIV secolo vengono edificati secondo modelli misti. Mentre i caratteri architettonici legati soprattutto alla sicurezza strutturale dell’edificio persistono (spessore delle mura superiore ai 2 m, compattezza e sobrietà nello sviluppo dell’edificio e accesso agli ambienti interni sopraelevato) progressivamente viene introdotto un nuovo gusto per la ricerca plastica e chiaroscurale delle forme. Gli elementi architettonici sono caratterizzati da smussature che riprende, ma in forma più accentuata, lo stile federiciano (Lo Cascio, 1996-97: 67).

Il trecento siciliano è caratterizzato, come noto, dallo sviluppo di una feudalità potente che approfittando della crisi monarchica moltiplica gli avamposti militari a controllo dei propri feudi. I nuovi castelli sono perlopiù situati nel cuore di vaste zone cerealicole per la gestione delle attività rurali e per la sicurezza del raccolto e degli uomini.

Parallelamente alla costruzione dei torrioni feudali sul modello normanno nel sito di Roccella si riscontra un altro fenomeno trecentesco: la nascita del palazzo signorile siciliano privo di congegni difensivi. Come per la torre di Motta Sant’Anastasia alla torre costiera si attribuiva un valore soprattutto militare-difensivo mentre per le funzionalità residenziali più indicato è l’edificio raffigurato davanti alla torre dall’architetto Camiliani. Di questo palazzo oggi non restano che pochi tratti di mura ma dallo studio condotto sulla documentazione iconografica è possibile avanzare parallelismi con il castello di Marsala, di Salemi e di Castelbuono. Questi complessi architettonici sono caratterizzati da un corpo di fabbrica di forma pseudo-rettangolare affiancato da torri quadrate di medie dimensioni. Accanto al palatium o hosterium si trova un secondo corpo di fabbrica dedicato alle operazioni difensivo-militari: la torre mastra. Una cintura muraria ingloba gli edifici conferendo solidità strutturale e visiva al complesso architettonico.

Il modello così definito si ritrova a Salemi, in parte a Castelbuono, a Marsala e quindi a Roccella. È rilevante sottolineare che la famiglia Ventimiglia nel corso del XIV secolo controlla o intraprende su questi edifici menzionati rimaneggiamenti, modifiche strutturali, e ricostruzioni dell’impianto architettonico[39][6].

In conclusione sulla base di quanto espresso finora si avanza per questo primo momento costruttivo una collocazione cronologica intorno alla metà del XIV secolo. A rafforzare questa ipotesi il documento[40][7] del 1385 che attesta la ricostruzione del castello.

5.2      Fase 1 (Periodo 2)

La fase 1 del periodo 2 comprende le USM relative al secondo importante momento costruttivo: l’adeguamento a torre d’avvistamento. Le attività costruttive interessano la zona inferire del corpo di fabbrica con l’aggiunta di una scarpatura e la modifica dell’originario parapetto aggettante.

5.2.1   La scarpatura

Ai piedi della torre è presente un elemento strutturale “a scarpa” in conci di pietra calcarea compatta e calcarenite (USM 1, 2, 3, 45, 77, 78, 122). Si appoggia sul prospetto sud fino ad una altezza di 4,80 m.

Il paramento inclinato è un elemento tipico dell’architettura militare di XVI secolo diffusisi sistematicamente quando i nuovi invasori, turchi e barbareschi, costringono da una parte a costruire nuove torri e dall’altra a rinnovare quelle già esistenti secondo le nuove tecniche di combattimento. Le armi adottate in questo periodo (mascoli[41][8], sagri[42][9], falconetti[43][10] e colombrine[44][11]) spingono infatti l’architettura militare siciliana ad ispessire le mura per ridurre gli effetti del cannoneggiamento nemico.

5.2.2   Il parapetto merlato a filo di parete

Riconoscibile in tutti i lati della torre una struttura muraria che in relazione di posteriorità con le pareti (“si a appoggia a”) conclude lo sviluppo in elevato della torre (USM 32, 60, 152, 153, 160). La muratura in conci di pietra calcarenite è fortemente degradata ma l’analisi sulle foto rivela lavorazione e posa in opera dei materiali ben curate. I conci presentano aspetto cromatico uniforme e simili nella lavorazione a quelli impiegati nelle angolate superiori.

Come per la scarpa anche l’ipotetico adeguamento dell’apparato a sporgere in parapetto merlato a filo di parete si inserisce in un progetto di ottimizzazione del sistema di difesa determinato dalla nuova minaccia piratesca. La merlatura che sino al XII secolo si costruisce a filo delle cortine si sposta in aggetto e archetti su mensole ne sostengono il peso permettendo così di praticare nei calpestii delle bocche per il tiro piombante[45][12] (Castelli medievali, 2001: 58). L’acquerello di Camiliani documenta per il castello di Roccella questa soluzione architettonica.

Nel corso del XIV secolo il passaggio dalle artiglierie da lancio a quelle da fuoco determina la transizione dalla difesa piombante alla radente. La necessità di apparati a sporgere cessa anche perché si preferiscono coronamenti più bassi e compatti capaci di offrire meno superficie verticale ai cannoneggiamento nemico (Hogg, 1982: 97).

5.2.3   La collocazione cronologica proposta

Coronamento e scarpa presentano una tipologia muraria molto simili a quelle del associata al primo periodo costruttivo. Per quanto riguarda la scarpa le uniche differenze con le mura d’ambito della torre si percepiscono nella dimensione e lavorazione dei ciottoli. Tuttavia il paramento inclinato e il coronamento a filo di parete sono in stretta relazione con un preciso periodo storico e in relazione di posteriorità con il corpo di fabbrica. Sulla base di queste ultime considerazioni si avanza per questo momento costruttivo una collocazione cronologia prossima al XVI secolo.

5.3      Fase 1 (Periodo 3)

La fase 1 del periodo 3 comprende le USM relative al terzo momento costruttivo: l’edificio rurale (magazzino) in progressivo stato di degrado.

5.3.1   Il tamponamento delle arciere e i nuovi ingressi

Le aperture al pian terreno interpretate come arciere sono tamponate con conci di pietra calcarea compatta (USM 5, 49, 80). I conci sono diversi da quelli utilizzati nelle angolate del castello (1 Fase, 1 Periodo) per qualità di lavorazione, posa in opera, colore e legante. Le caratteristiche riscontrate trovano invece forti similitudini con quelle dei conci utilizzati per incorniciare l’apertura praticata in rottura nella parete ovest (USM 41, 42).

Un secondo ingresso, praticato in rottura nella scarpa (USM 47), permette di accedere alla cisterna ricavata nel sottosuolo.

5.3.2   La collocazione cronologica proposta

Il contesto storico assume nel corso dei secoli risvolti particolarmente utili per l’interpretazioni di questi interventi. Nel 1699 Don Gaspare La Grutta Guccio fonda il nuovo insediamento (l’attuale comune di Campofelice di Roccella) a 700 m dall’antico casale fortificato. Le motivazioni sono legate alle cattive condizioni del sito determinate dalle nocive esalazioni delle risaie (Lo Bue, 1988: 18, 33). Nel 1750 la torre è ancora armata (Amico, 1855-56: 436). Nel corso del XIX secolo le incursioni barbaresche diminuiscono. Il degrado di queste zone viene poi nuovamente documentato nel 1824 da alcuni viaggiatori (Smyth, 1989: 120). Dalla correlazione di queste informazioni storiche si avanza l’ipotesi che vede per il borgo di Roccella il progressivo svuotamento delle sue antiche funzioni residenziali e militari.

La posizione dei nuovi ingressi e la pessima qualità dell’intervento, per i quali si asporta fra l’altro parte della scarpa, indicano poi attività sospinte da esigenze che esulano da qualsiasi logica di carattere militare[46][13].

Sulla base di queste considerazioni la tamponatura delle arciere ed i nuovi accessi al pian terreno e alla cisterna si ritengono interventi avvenuti in un momento in cui le impellenze belliche diminuiscono e la destinazione d’uso del castello resta legata alle flebili attività economica del borgo. Si propone pertanto una collocazione cronologica al XIX secolo.

5.4      Fase 1, 2, 3, 4 (Periodo 4)

La fase 1, 2, 3, 4 del periodo 4 comprendono le USM relative al quarto e ultimo momento costruttivo: rudere in stato di definitivo abbandono.

La torre è interessata da crolli diffusi su tutto il corpo di fabbrica. Grazie alla consultazione di rilievi e riproduzioni fotografiche (figg. 8, 9, 10, 11, 12, 13) è possibile collocare cronologicamente ogni evento di distruzione.

A seguito del progressivo abbandono del borgo anche le strutture degli edifici contigui subiscono inevitabili indebolimenti e crolli strutturali. Dal rilievo eseguito nel 1900 (fig. 14) è possibile notare come alcuni ambienti fossero collegati alla parete ovest della torre per mezzo di un muro. Il parziale smantellamento di questa struttura di collegamento causa presumibilmente il rimaneggiamento dell’angolata nella sua parte inferiore (USM 39, 38, 37). La muratura è in conci di pietra calcarenite ma le accentuate variazioni cromatiche e la scadente posa in opera degli elementi litici tradiscono l’attività di rimaneggiamento moderno.

Nella perizia del 1976 (Mazzarella,  1984: 371) si afferma la necessità di restaurare il monumento e quindi si avanza per i tamponamenti con blocchetti di cemento (USM 9, 10, 81, 84, 127, 135) e per i risarcimenti con mattoni moderni (USM 11, 21, 23, 92, 126, 151, 156) una collocazione cronologica posteriore a quella data.


 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Diagramma stratigrafico organizzato per attività/fasi con indicazione dei principali periodi costruttivi (informatizzazione dei dati a cura di Agostina Audino)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Torre di Roccella, prospetto sud, eidotipo stratigrafico con individuazione delle fasi costruttive


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Torre di Roccella, prospetto nord, eidotipo stratigrafico con individuazione delle fasi costruttive


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Torre di Roccella, prospetto ovest, eidotipo stratigrafico con individuazione delle fasi costruttive


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Torre di Roccella, prospetto est, eidotipo stratigrafico con individuazione delle fasi costruttive


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Il castello di Roccella alla fine del ’500 in un acquerello di Camillo Camiliani: il confronto con lo stato attuale dallo stesso punto di vista
 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Il castello di Roccella alla fine del ’500 in un disegno di Tiburzio Spannocchi

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Il castello di Roccella in una cartolina dei primi del ’900


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Il castello di Roccella in una fotografia del 1950 ca.

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Il castello di Roccella in una fotografia pubblicata nel 1972

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Rilievo della torre, prospetto nord ed est, pubblicato nel 1972

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Rilievo della torre, sezioni, pubblicato nel 1972

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Rilievo della torre, prospetto sud e nord, pubblicato nel 1976

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Borgo di Roccella, rilievo del 1900 (particolare).

 

 

Capitolo 6

Sintesi storico-archeologica

Come si è specificato nel corso del primo capitolo l’esistenza del castello di Roccella è attestata fin dal XII secolo. Le indagini hanno tuttavia dimostrato che lo stato di fatto risponde a modelli trecenteschi e pertanto si avanza per la sua edificazione una collocazione cronologica prossima al 1385[47][1].

6.1      Il castello feudale costiero

Nel XIV secolo in Sicilia si vive un periodo particolarmente favorevole alla nobiltà aristocratica. Il fenomeno nasce dopo la morte di Federico II (1250) quando i nuovi regnanti seguono una linea politica permissiva nei confronti del baronaggio siculo (Castelli medievali, 2001: 21-22). Quando però gli Angioini assumono il controllo dell’isola (1266-1282) i Ventimiglia subiscono una flessione di potere che recuperano progressivamente sotto il governo aragonese (1282-1412). Le famiglie aristocratiche fanno ora largo uso di edifici fortificati poiché ideali strumenti di gestione, difesa e controllo dei propri possedimenti.

Nel XIV secolo i Ventimiglia fanno realizzare a Roccella un sito fortificato composto da una torre che riprende i vecchi modelli normanni[48][2]  - ma con una maggiore ricerca decorativa per gli elementi architettonici esterni - e da un palazzo dedicato alle funzioni di carattere residenziale.

 Gli edifici sono costruiti con pietra di immediata reperibilità, compatta e facilmente lavorabile per assolvere ai bisogni di solidità della struttura unitamente alla libertà nella ricerca decorativa. Le zone ideali dove reperire queste varietà litiche sono controllate nel XIV secolo dalla famiglia Chiaromonte con la quale i Ventimiglia instaurano ora un periodo di pace[49][3].

Nel 1418 la Roccella viene assediata dai Viceré e dopo questo avvenimento le fonti documentarie medievali si riferiscono al castello solo come centro di rilevante attività economica.

6.2      La torre d’avvistamento

Fra il XV e il XVI secolo in Sicilia si formano nuovi equilibri politico-militari. La potenza turca partiva alla conquista dell’Occidente e la Sicilia viene ad assumere una posizione strategica di grande rilievo, considerata come antemurale contro l’aggressione ottomana. In una tale ottica l’isola del primo Cinquecento viene adeguata alla nuova funzione di punto di forza sia contro i Turchi che contro i pirati barbareschi. Le fortificazioni che la cingono, torri e castelli, l’aumento delle guarnigioni e la scelta dei Viceré obbediscono a questa fondamentale istanza (Castelli medievali, 2001: 22).

Le nuove armi introdotte dagli aggressori spingono l’architettura militare siciliana a repentini adeguamenti. La torre di Roccella viene rinforzata alla base, resa meno vulnerabile nel coronamento arretrandone il parapetto merlato e infine munita di artiglieria.

Nel XVII e XVIII secolo il castello di Roccella viene quindi impiegato come torre d’avvistamento. Il progressivo deterioramento delle condizioni ambientali del sito causa nel 1699 il trasferimento della comunità in zone più salubri. Quando la minaccia proveniente dal mare si attenua al valore economico segue così la perdita di quello militare-difensivo.

6.3      L’edificio rurale in progressivo stato di degrado

Nei primi anni del XIX secolo l’abolizione dei privilegi feudali (1812) segna la fine di un’epoca e l’inizio della fase di abbandono della torre.

Il sito di Roccella verte in questo periodo in condizioni di degrado ambientale e la ridotta frequentazione si riflette sullo stato dell’edificio che incomincia a presentare i primi cedimenti strutturali. Le opere di rimaneggiamento operate sulla torre, la tamponatura delle arciere e i nuovi accessi al pian terreno (per i quali viene rotta la scarpa), si pensano direttamente connessi alla volontà di facilitarne l’uso per attività di tipo agricolo.

6.4      Il rudere

Nei primi anni del XX secolo il castello risulta già in fase di pronunciato degrado. Le offese del tempo e degli uomini riducono il vicino palazzo residenziale a un informe ammasso di rovine mentre la torre presenta un distaccamento diffuso dei rivestimenti e segni di forte erosione nel coronamento. Lo stato di abbandono determina verso la metà del XX secolo il progressivo disfacimento delle aperture, dell’accesso principale e del muro che collega almeno fino al 1900 la torre al borgo medievale. Si registrano infine attività sporadiche di restauro avvenute dopo il 1976.

 


 


Bibliografia consultata

 

Amari, M.

1880 - Storia dei musulmani di Sicilia.  Catania. Rist. anast. San Giovanni La Punta, Clio. 1993.

 

 

 

Amico, V.

1855-56 - Dizionario topografico della Sicilia. II. Tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Dimarzo. Palermo. 

 

 

 

Armò, E.

1908 - Campofelice e il preteso Jus Serendi sulle terre della Roccella a mare: quesiti di diritto feudale. Palermo, Tip. L. Di Cristina.

 

 

 

Boato, A.

1997 - “La contrada fortificata degli Embriaci nella Genova medievale” Archeologia dell’architettura, II, p. 101-112.

 

 

 

Borra, D.

2000 - “La modellazione virtuale per l’architettura antica. Un metodo verso l’isomorfismo percettivo”. In: Archeologia e Calcolatori. Atti del I Workshop Nazionale di Archeologia Computazionale. II, Edizioni all’Insegna del Giglio, p. 259-272.

 

 

 

Bresc H.; D’Angelo F.

1972 - “Structure et èvolution de l’habitat dans la région de Termini Imerese (XIIe-XVe siècle)”. Mélanges de l’école Ecole Française de Rome. Moyen Age-Temps Moderns, 2, Tomo 84, p. 361-402.

 

 

 

Bresc, H.

1975 - “Motta, Sala, Pietra: un incastellamento trecentesco in Sicilia”. Archeologia medievale, II, p. 428-432.

 

 

 

Bresc, H.

1984 - “Terre e castelli: le fortificazioni della Sicilia araba e normanna”. A c. di R. Comba e A.A. Settia. In: Castelli. Storia ed archeologia, Atti del Convegno di Cuneo, 1981. Regione Piemonte, p. 73-87.

 

 

 

Bresc, H.

1985 - Potere religioso e potere temporale a Cefalù nel Medioevo: atti del Convegno internazionale: Cefalù, 7-8 aprile 1984.

 

 

 

Bresc, H.

1986 - Un monde méditerranéen. Economieet société en Sicile 1300-1450, I-II, Roma-Palermo.

 

 

 

Brogiolo, G.P.

1988 - Archeologia dell’edilizia storica.  Como, New Press.

 

 

 

Brogiolo, G.P.

1997 - “Dall’analisi stratigrafica degli elevati all’Archeologia dell’Architettura”. Archeologia dell’architettura, II, p. 181-184.

 

 

 

Cagnoni, G.

1996 - “La documentazione del degrado e del dissesto nell’analisi stratigrafica degli elevati”. Archeologia dell’architettura, I, p. 65-70.

 

 

 

Camiliani, C.

1877 - Dizionario topografico della Sicilia. Tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Dimarzo. In: BSL. XXV, Palermo.

 

 

 

Casamento, A.

1902 - “libro delle Torri marittime”. In: Storia della città, 12/13, 1979, p. 121-144

 

 

 

Castelli medievali

2001 - Castelli medievali di Sicilia. Regione siciliana, Palermo.

 

 

 

Cipolla, P.

1902 - Ragioni del Comune di Campofelice di Roccella. II.

 

 

 

Corrao, P.

1986 - “Un castello, un assedio, un territorio: la Roccella, 1418”. In: Incontri e Iniziative. Memorie del Centro di cultura di Cefalù. 3 (1986),  p. 37-50; 57-71.

 

 

 

Corrao, P.; D’Alessandro, V.

1994 - “Geografia amministrativa e potere sul territorio nella Sicilia tardomedievale (secoli XIII-XIV)”. A cura di G. Chittolini e D. Willoweit. In: L’organizzazione del territorio in Italia e Germania: secoli XIII-XIV. Il Mulino, p. 395-444.

 

 

 

Corrao, P.

2000 - Un dominio signorile nella Sicilia tardomedievale: i Ventimiglia nelle Madonie. Un saggio ipertestuale. www.storia.unifi.it/_rm/rivista/iper/venti.htm.

 

 

 

Cucco, R. M.

2001 - La cartografia storica: fonte indispensabile negli studi di topografia antica. Il caso del comprensorio imerese. www.asita.it/Atti2001/Pdf/246.pdf.

 

 

 

De Minicis, E.

1997 - “L’archeologia del costruito: esperienze in area laziale”. Appendice di G. Voci, Archeologia dell’architettura, II, p. 167-173.

 

 

 

Doglioni, F.

1988 - “La ricerca sulle strutture edilizie tra archeologia stratigrafica e restauro architettonico”. A cura di Riccardo Fracovich e Roberto Parenti. In: Archeologia e restauro dei monumenti, 1 ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in archeologia, Certosa di Pontiniano (SI), 28-9-10/10 1987. All’Insegna del Giglio, p. 223-246.

 

 

 

Donato, E.

1998 - “Archeologia dell’architettura in Calabria: il monastero di S.Elia “vecchio” a Curinga (CZ)”, Archeologia dell’architettura, III, p. 169-183.

 

 

 

Fiorani, D.

1996 - Tecniche costruttive murarie medievali: il Lazio meridionale.  Roma. L’ERMA di BRETSCHNEIDER.

 

 

 

Giuliani, C.F.

1990 - L’edilizia nell’antichità.  Roma, Carrocci.

 

 

 

Giunta, F.

1985 - Potere religioso e potere temporale a Cefalù nel Medioevo: atti del Convegno internazionale: Cefalù, 7-8 aprile 1984

 

Hedorfer, M. M.

1996 - Cartografia Numerica nell’Ambito di GIS. Http://brezza.iuav.it/~hedorfer/docs/dgcav/dgcavj96-ITA-int.html. Lezioni tenute nell’ambito del corso di Cartografia Numerica (Prof. A. Bianchin) al Corso di Diploma in Sistemi Informativi Territoriali, IUAV, Anno Accademico 1996-1997.

 

 

 

Hogg, I. V.

1982 - Storia delle fortificazioni. Novara, Istituto geografico De Agostini.

 

 

 

Le Duc, V.

1870 - Dictionaire raisonné de l’architecture francaise. 6.  Paris. B. Bance

 

 

 

Lo Bue, L.

1988 - Campofelice di Roccella: memorie e testimonianze.  Campofelice di Roccella, Comune di Campofelice di Roccella.

 

 

 

Lo Cascio, E.

1996-97 (A.A.) - Il Castello di Roccella. Tesi di laurea. Università degli studi di Palermo, Facoltà di Architettura.

 

 

Lo Cascio, P.

1995 - Mondello tra torri e pirati.  Palermo, Flaccovio.

 

 

 

Lusuardi, P.

2002 - Comunicazione personale dell’autore (7 settembre). 

 

 

 

Mannoni, T.

1997 - “Il problema complesso delle murature storiche in pietra 1. Cultura materiale e cronotipologia”. Archeologia dell’architettura, II, p. 15-24.

 

 

 

Mannoni, T.

1997 - “Il problema complesso delle murature storiche in pietra 1. Cultura materiale e cronotipologia”. Archeologia dell’architettura, II, p. 15-24.

 

 

 

Mannoni, T.

1998 - “Analisi archeologiche degli edifici con strutture portanti non visibili” Archeologia dell’architettura, III, p. 81-85.

 

 

 

Maurici, F.

1992a - Castelli medievali in Sicilia: dai bizantini ai normanni.  Palermo, Sellerio.

 

 

 

Maurici, F.

1992b - “Le fortezze musulmane del val di Mazara”. A cura di Giuseppe Castellana. In: Dagli scavi di Montevago e di Rocca di Entella un contributo di conoscenze per la storia dei musulmani della Valle del Belice dal 10 al 13 secolo. Atti del Convegno nazionale (Sala consiliare del Comune di Montevago, 27-28 ottobre 1990). T. Sarcuto, p. 209-221.

 

 

 

Maurici, F.

1994 - “Il castello di Roccella”. In: Sicilia Archeologica, XXVII, n. 85 - 86, p. 49-75

 

 

 

Maurici, F.

1995a - La Sicilia di Federico II. Città, castelli e casali.  Palermo, Accademia Nazionale Lettere e Arti di Palermo.

 

 

Maurici, F.

1995b - Breve storia degli arabi in Sicilia. Palermo. S. F. Flaccovio.

 

 

 

Maurici, F.

1995c - “L’insediamento medievale in Sicilia: problemi e prospettive di ricerca”. Archeologia Medievale, XXII, p. 487-500.

 

 

 

Maurici, F.

1998 - L’insediamento medievale nel territorio della Provincia di Palermo: inventario preliminare degli abitati attestati dalle fonti d’archivio.  Palermo, Regione Siciliana.

 

 

 

Mazzarella, S.; Zanca, R.

1985 - Il libro delle torri.  Palermo, Sellerio.

 

 

 

Mazzarese Fardella E.

1974 - I feudi comitali di Sicilia dai normanni agli aragonese. Milano, A. Giuffre.

 

 

 

Mazzarese Fardella E. (a cura di)

1983 - Il tabulario Belmonte. Palermo, Societa Siciliana per la Storia Patria.

 

 

 

Mirto, C. (a cura di)

1972 - Rollus rubeus: privilegia ecclesie cephaleditane, a diversis regibus et imperatoribus concessa, recollecta et in hoc volumine scripta. Palermo, Societa Siciliana per la Storia Patria.

 

 

 

Mogavero Fina, A.

1973 - Profilo storico-genealogico dei Ventimiglia, signori delle Madonie, principi di Belmonte. Palermo, Primavera.

 

 

 

Mogavero Fina, A.

1980 - I Ventimiglia: Conti di Geraci e conti di Collesano, baroni di Gratteri e principi di Belmonte: correlazione storico-genealogica. Palermo, Arti grafiche siciliane Primavera.

 

 

 

Molinari, A.

1997 - Segesta 2: il castello e la moschea (scavi 1989-1995). Palermo, S. F. Flaccovio.

 

 

 

Mussilli, A. M. (a cura di)

1984 - Nuovo dizionario dei comuni e frazioni di comune con le circoscrizioni amministrative. 29. ed. Roma, Dizionario Voghera dei comuni.

 

 

 

Noto, R.

1980 - “La Roccella e il suo territorio nei secoli XII e XIII”. Archivio storico siciliano, s. IV, v. VI, p. 81-112.

 

 

 

Parenti, R.

1983 - “Le strutture murarie: problemi di metodo e prospettive di ricerca”. Archeologia Medievale, X, p. 332-338.

 

 

 

Parenti, R.

1988 - “Le tecniche di documentazione per una lettura stratigrafica dell’elevato”. A cura di Riccardo Fracovich e Roberto Parenti. In: Archeologia e restauro dei monumenti, 1 ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in archeologia, Certosa di Pontiniano (SI), 28-9-10/10 1987. All’Insegna del Giglio, p. 249-279.

 

 

 

Romeo, M.

2002 - Note di supporto al corso di Restauro Architettonico e Fotografia Architettonica. Università degli studi di Firenze, Facoltà di Architettura..

 

 

 

Russo, R.

2001 -  Lettera personale dell’autore.

 

 

 

San Martino de Spucches, F.

1925 - La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni. Palermo, Scuola Tip. Boccone Del Povero, 1940.

 

 

 

Santoro, L.

1982 - Castelli angioini e aragonesi nel Regno di Napoli. Milano, Rusconi.

 

 

 

Scarlata, M.

1993 - L’ opera di Camillo Camiliani.  Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

 

 

 

Schmiedt, G.

1970 - “Sguardo all’antica situazione geo-topografica di Himera”. A c. di A. Adriani. In: Himera I. Campagne di scavo 1963-1965 L’ERMA di BRETSCHNEIDER, p. 23-49.

 

 

 

Smyth, W. H..

1989 - La Sicilia e le sue isole: risorse, abitanti e idrografia con cenni di archeologia ed altri appunti. Palermo, Edizioni Giada.

 

 

 

Spatrisano, G.

1972 - Lo Steri di Palermo e l’architettura siciliana del Trecento.  Palermo, Flaccovio.

 

 

 

Spannocchi, T.

1993 - Marine del Regno di Sicilia. A cura R. Trovato. Catania, Ordine degli Architetti della Provincia di Catania.

 

 

 

Zoppi, T.

1998 - “Indagine archeologica sulle strutture in elevato di epoca medievale nel Mugello”. Archeologia dell’architettura, III, p. 153-167.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

[7][1] La concessione non comprende il caricatore ma in ogni caso consente a Giovanni Ventimiglia di estrarne 300 once (Cipolla 1902: 52)

[8][1] Il fotopiano è la presa fotografica di un piano (in questo caso ogni singolo prospetto della torre) “sulla quale è possibile operare una trasformazione, (detta anche “raddrizzamento”), che porta questo piano dalla sua configurazione prospettica in proiezione ortogonale” (Romeo, 2002: 41). Il fotopiano può essere quindi considerato come una cartografia bidimensionale fotografica (Lusuardi, 2002) sulla quale misurare la realtà rappresentata.

[9][2] “Un modello virtuale è la descrizione formale tridimensionale di un oggetto, per la quale non viene utilizzato materiale fisico, ma informazione digitale veicolata tramite apposito software” (Borra, 2000: 259).

[10][3] Per le indagini sul sito di Roccella vengono impiegati cinque operatori con background culturale differente.

[11][4] Si veda il sottoparagrafo 3.7 per la lista degli strumenti adottati.

[12][5] Nei paragrafi seguenti si tratta la modalità di impiego degli strumenti, il tipo di dati acquisiti ed il loro trattamento.

[13][6] Il termine fotogrammetria si riferisce a “tutte quelle procedure che utilizzano immagini fotografiche di un oggetto per ricavarne le dimensioni” (Romeo, 2002: 6).

[14][7] “L’omografia è una trasformazione fra due spazi piani. Nel caso specifico i due spazi piani sono rappresentati rispettivamente dal piano ripreso in fotografia e dalla sua immagine trasformata in proiezione ortogonale, mentre gli otto parametri sono le coordinate bidimensionali X,Y di 4 punti opportunamente scelti e tali che non ve ne siano tre allineati” (Romeo, 2002: 42).

[15][8] Parametro che esprime il grado di aderenza alla realtà del modello. Contribuiscono alla definizione di questo parametro due fattori decisionali: la scelta degli elementi da non modellare unitamente al grado (schematizzazione, semplificazione, realtà) adottato per quelli compresi in questa fase.

[16][9] Il file grafico di tipo vettoriale contiene principalmente una serie di coordinate spaziali relative alla posizione dei punti che definiscono le forme geometriche. Affiancano questi dati le informazioni che specificano come questi punti si collegano fra loro.

[17][10] Per la tecnica di calibrazione colorimetrica applicata alle immagini dei campioni murari si veda paragrafo 4.2.

[18][11] I fotopiani creati sono quattro. Le immagini salvate in formato tif (tagged image format) non compresso hanno una “precisione intrinseca” di 1 pixel = 0,009 M (metri) e una risoluzione di 72 DPI (pixel per pollice). Ogni immagine occupa uno spazio su disco (HD) che varia da 10,3 a 17,9 MB (megabyte).

[19][12] Strumento che permette di organizzare la visualizzazione degli oggetti grafici nel disegno.

[20][13] L’entità polilinea 3D è caratterizzata da “tre o più terne di coordinate ordinate unite da due o più segmenti di linea (oggetto monodimensionale nello spazio tridimensionale). A differenza dei vertici di una polilinea 2D, quelli di una polilinea 3D possono assumere una qualsiasi dislocazione nelle tre dimensioni” (Hedorfer, 1996).

[21][14] La tecnologia GPS (Global Positioning System) fu concepita dal Ministero della Difesa degli USA come mezzo efficace per determinare con grande precisione le coordinate geografiche di un punto, in cui è posto il ricevitore dei segnali satellitari.

[22][15] Si chiama codifica dei dati la fase di organizzazione dei dati geografici secondo un unico sistema di riferimento spaziale. In pratica tramite il software di disegno tecnico è possibile attribuire alle stazioni delle rete topografica (considerati dal software semplici entità puntuali) le coordinate spaziali calcolare dal GPS. Sottoponendo alla medesima procedura anche la cartografia digitale è possibile infine allestire un sistema informativo globale “multilivello e multinformatore”.

[23][16] Il luogo scelto ha interessato uno stabilimento balneare precedentemente localizzato nello spazio geografico di riferimento tramite dispositivo satellitare (GPS)

[24][17] Confrontando i dati forniti dal ricevitore nella località conosciuta con i dati reali posseduti, si misura l’errore che, trasmesso al ricevitore mobile, permette la correzione dei dati da questo acquisiti. L’operazione si attua automaticamente tramite software dedicato.

[25][18] Sigla che identifica il sistema di riferimento spaziale scelto per “allineare” tutti i dati all’interno del sistema informativo georeferenziato.

 

 

 

 

 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Assenza di ortogonalità del punto di presa fotografica rispetto al piano (prospetto sud)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Assenza di visibilità della porzione di piano da rappresentare (prospetto nord)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Assenza di visibilità della porzione di piano da rappresentare (prospetto ovest)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. La rete topografica


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Fotopiano del prospetto sud (FP1)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Fotopiano del prospetto ovest (FP2)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Fotopiano del prospetto nord (FP3)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Fotopiano del prospetto est (FP4)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Planimetria della torre (piano terra)


 

 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Le fasi della modellazione tridimensionale: costruzione del modello wire-frame (a.), caratterizzazione delle superfici (b.), applicazione delle textures (c.)
 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Torre di Roccella: il modello tridimensionale
 

Fig. SEQ Fig. * ARABICErrore. Il segnalibro non è definito. Restituzione grafica del rilievo GPS

 

 

 

 

 

[26][1] Cfr. Parenti, 1988a: 249-279. Per la consultazione delle schede si veda CD-Rom allegato a questo volume.

[27][2] Si veda capitolo 5 per la descrizione delle fasi nei diversi periodi costruttivi

[28][3] Per l’allestimento della Scheda delle murature è stato fondamentale la lettura del testo intitolato “Tecniche costruttive murarie medievali: il Lazio meridionale” (in bibliografia si veda Fiorani, 1996).

[29][4] Per i criteri di valutazione della malta si segue il metodo proposto nell’articolo “Indagine archeologica sulle strutture in elevato di epoca medievale nel Mugello” (in bibliografia si veda Zoppi, 1998: 157). Il gradi di coesione della malta è “friabile” se si riesce a sgretolarla e a staccarla dalla muratura con la sola forza delle dita; di coesione “tenace” quando è necessario uno strumento come la trowel; di coesione “molto tenace” quando è necessario l’uso di un martello. Il colore della malta è stato stabilito dal confronto generale di tutte le malte prelevate.

[30][5] L’identificazione dei materiali è stata condotta in collaborazione con la d.ssa Rita Russo.

[31][6] Con il termine “pillore” o “pillori” si identificano frammenti di pietra estratti dal fiume, di forma rotondeggiante per la fluitazione.

[32][7] Roccia caratterizzata dalla presenza di minuti frammenti di fauna fossile.

[33][8] Numerose cave di questo tipo di roccia si trovano anche a Palermo e nel trapanese.

[34][1] È curioso notare come le indicazioni sulla forma della torre, trasformata successivamente in palazzo, sembrino descrivere il castello di Roccella raffigurato alla fine del XVI secolo da Camiliani. Anche il contesto ambientale è molto simile (cfr. Castelli medievali, 2001: 323).

[35][2] Si sono presi in considerazione gli edifici militari con spessore murario medio di 2,40 m.

[36][3] Questo fenomeno potrebbe dipendere dalla realizzazione del rilievo grafico in un momento in cui le finestre sono tamponate e occultate all’esterno da uno strato di intonaco.

[37][4] Cfr. Scarlata, 1993: 11.

[38][5] Castello di Collesano, Isnello, Castelbuono e Geraci.

[39][6] Francesco Ventimiglia fa costruire sul castrum duecentesco di Castelbuono un vero e proprio palatium (Castelli medievali, 2001: 306). Francesco II Ventimiglia è capitano e castellano a Salemi nel 1360 (Lo Cascio, 1996-97: 75). Enrico Ventimiglia svolge le stesse mansioni a Marsala nel 1371 (Bresc 1986: 802).

[40][7] Il 27 dicembre del 1385 il castello di Roccella passa legalmente ai Ventimiglia previo documento di cessione da parte del vescovo di Cefalù (Maurici, 1994: 50-51). In tale occasione Francesco II dichiara di aver precedentemente ricostruito il castello (Mazzarese Fardella, 1983: 113 doc. 33)

[41][8] Robusto tubo di ferro riempito di polvere pirica, in cui era ricavata la camera di scoppio.

[42][9] Pezzo d’artiglieria che poteva sparare palle da 8 e da 20 libbre con gittata di 400 metri ca.

[43][10] Pezzo d’artiglieria ad avancarica, costituito da un grosso archibugio montato su affusto facilmente trainabile.

[44][11] Cannone ad avancarica dal calibro non superiore a 20 mm.

[45][12] Difesa esercitata dall’alto degli spalti con azione prevalentemente manuale, e soprattutto per gravità (Giuffrè, 1980: 34).

[46][13] L’accesso agli ambienti interni veniva “escogitato in funzione difensiva, per rendere il meno agevole possibile al nemico l’approccio all’ingresso della fortificazione” (Hogg, 1982: 40).

[47][1] Il 27 dicembre del 1385 il castello di Roccella passa legalmente ai Ventimiglia previo documento di cessione da parte del vescovo di Cefalù (Maurici, 1994: 50-51). In tale occasione Francesco II dichiara di aver precedentemente ricostruito il castello (Mazzarese Fardella, 1983: 113 doc. 33).

[48][2] “Il dongione è la forma tipica che presero i castelli nel corso dei secoli XI-XII in buona parte dell’Europa. In particolare era la torre posta al centro di una zona fortificata, con la funzione principale di residenza del signore, che controllava il villaggio e il suo territorio” (Molinari, 1997: 113).

[49][3] Dopo la morte di re Federico IV (1377) gli aristocratici stabiliscono una pace contingente fondata sulla ripartizione dell’isola in quattro parti. In particolare ai Chiaromonte viene assegnato il territorio da Palermo ad Agrigento, con Marsala, Mazara e Trapani (Mogavero Fina, 1980: 49).